venerdì 2 ottobre 2015

Recensione: L'isola della paura


Titolo:  L'isola della paura
Autore:  Dennis Lehane
Casa editrice;  Piemme, collana Pickwick
Anno di pubblicazione:  2013
Prezzo di copertina:  9,90 

VOTO: 


1954. L'agente federale Teddy Daniels viene inviato a Shutter Island per investigare sulla scomparsa di Rachel Solando, paziente dell' Ashecliffe Hospital, istituto di cura e detenzione per criminali psicopatici.
La donna sembra essere infatti sparita nel nulla, quasi nell'indifferenza di dottori e infermieri.
Ma qual è la verità di quel luogo? Saranno vere le voci che parlando di esperimenti compiuti sugli esseri umani? Ma soprattutto, chi stanno cercando davvero?
I fantasmi che legano Teddy al passato lo hanno portato sull'isola per avere delle risposte, ma ogni cosa non è quello che sembra e durante le ricerche aumentano i dubbi e le paranoie.
Quando arriva una tempesta che blocca ogni possibilità di fuga o di comunicazione con l'esterno ormai Teddy ne è certo: non lo lasceranno più andare.



L'isola della paura è un ottimo libro e un buon mystery.
Quando  ci si approccia a questo genere di libri si sa che si può facilmente rimanere delusi, soprattutto perché scrivere un giallo è veramente difficile.
Bisogna creare la suspense, quell'ansia che accompagna il lettore fino alla pagina finale, inserire degli elementi iniziali che verranno poi ribaltati, e rendere il tutto alla fine coeso e ricco, senza che ci siano buchi nella trama o nella struttura.

Se osservo questi canoni direi che Dennis Lehane si è destreggiato bene in questo campo, sebbene sia un po' difficile paragonarlo alla grande maestra del genere: Agatha Christie.
Il libro inizia tranquillo, anzi forse troppo lento, e ci pone subito le basi della storia, storia che noi dobbiamo prendere per vera ed è l'unica cosa che sappiamo.
La vera narrazione comincia quando il protagonista si rende conto che c'è qualcosa che non quadra nella vicenda ed inizia a vedere tutti quanti come dei nemici.
Il lettore legge e crede a tutto. Come potrebbe essere diversamente, alla fine?
Teddy Daniels è un agente federale, ha combattuto nella seconda guerra mondiale, è un uomo onesto, anche se un po' burbero, quindi non avrebbe ragione di mentire.
Perché la storia non dovrebbe andare come dice lui?

La risposta ovvia è che un buon giallo non finisce mai come il lettore se lo aspetta, ed allora avviene la rivelazione finale, che colpisce tanto il protagonista quanto noi. 
Il colpo di scena è sicuramente l'elemento centrale e il punto di forza di questo libro, perché è assolutamente inaspettato.


Tutte questi fattori mi hanno quindi fatto dare al libro un ottimo voto, 4 stelle su 5.

Lo stile è infatti molto bello e pulito, i personaggi sono ben presentati e la trama è davvero interessante.
Non ho potuto dare un punteggio pieno per la lentezza iniziale del libro e soprattutto per la fine.
Il colpo di scena finale, sebbene spiazzante, per me è stato assolutamente eccessivo, portandomi alla fine a dubitare della trama.

L'ho trovato infatti troppo fantasioso e irreale, ma alla fine non è un difetto così grande, e l'ho notato anche nei libri di altri giallisti sicuramente più bravi e famosi.
Mentre un punto a favore di questo libro è  la descrizione delle malattie mentali.
Io sono completamente affascinata dal funzionamento della mente, come essa sia anche in grado di inventare una realtà alternativa pur di nasconderci dalle verità più tristi e turpi della nostra coscienza.
Quindi da questo punto di vista il libro mi è risultato davvero gradito.


Il mio consiglio finale è sicuramente quello di provare a leggerlo, se vi piace il genere o siete novizi, per me non ve ne pentirete =)
Enjoy!


                                                                                                         (Silvia)

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