venerdì 15 aprile 2016

Scaffale cinematografico: "Lo chiamavano Jeeg Robot"

Salve,
vi lascio la mia recensione su "Lo chiamavano Jeeg Robot", film che ho apprezzato molto.



“Lo chiamavano Jeeg Robot” - film diretto da Gabriele Mainetti - è uscito nelle sale italiane il 25 Febbraio 2016, ma verrà proiettato nuovamente il 21 aprile di quest’anno a livello nazionale.
E’ difficile classificare questa pellicola, ambientata nella periferia romana, all’interno di un solo genere cinematografico, in quanto sarebbe riduttivo caratterizzarla esclusivamente con il riferimento ai supereroi e ai molti momenti d’azione, la stessa struttura della trama e caratterizzazione dei personaggi si allontanano dal genere in cui si può superficialmente inserirla. 
E’ un film comico ma, al contempo, in molte scene fortemente drammatico, in altre assimilabile a “Suburra”, film uscito nelle sale italiane lo scorso ottobre, per l’atmosfera che riesce a rendere percepibile.

Il protagonista, Enzo Ceccotti, non è la classica figura immaginifica che combatte i cattivi e salva così gli abitanti della città alla cui sorveglianza è proposto, ma è egli stesso un criminale, mosso non da nobili intenti, ma dal mero desiderio di arricchirsi per fuggire dallo squallore di Tor Bella Monaca, quartiere della periferia romana in cui vive da sempre. 
Gli si contrappone un altro delinquente, lo “Zingaro”, non dissimile dal Joker, antagonista di Batman nel celebre fumetto, quanto a personalità criminale: folle ed estremamente violento, non gli interessa rubare solamente per soldi, bensì per essere temuto e per acquistare così potere e notorietà. Tuttavia, ogni sua azione è tale da smorzare l’atmosfera cupa del film, introducendo nella dinamica della trama intermezzi dinamici e quasi comici.
Altro personaggio essenziale è Alessia, ragazza così traumatizzata dal suo passato da nascondersi in un’eterna infanzia; lei è l’unica personalità che si può definire come positiva all’interno del film, perché portatrice dei valori più elementari dell’animo umano e caratterizzata da un’innocenza che si contrappone fortemente con l’ambiente malavitoso in cui si trova a vivere. 


E’ un film italiano che si allontana molto da altre pellicole nazionali piuttosto scontate: Roma e i romani sono presentati realisticamente, in ogni loro sfaccettatura, senza risultare eccessivamente stereotipati. La comicità non è quella rozza e ormai fin troppo conosciuta dei “cinepanettoni” nostrani, ma fresca, velata da una sorta di inquietudine di fondo nella maggior parte delle scene e a tratti paradossale, ma in maniera intelligente. La violenza non è eccessiva e spettacolarizzata, ma calibrata e in alcuni tratti graduata in un progressivo crescendo, per non lasciare mai scene morte e sollecitare la tensione nello spettatore. 

Voto: 8 / 10

Alla prossima recensione, 

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