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sabato 4 luglio 2020

Recensione: Fondazione. Il ciclo completo #2 - Fondazione anno zero


Buongiorno lettori!
Oggi vi parlo del secondo libro dell'imponente ciclo della Fondazione di Asimov, uscito da poco in una splendida edizione contenente l'intera opera per la collezione della Mondadori Oscar Draghi. 





Dopo aver percorso tutta Trantor per sfuggire alle mire dell'imperatore Cleon I, che vuole fornirsi della psicostoria per scopi personali, Hari Seldon viene convinto dal primo ministro Eto Demerzel a continuare a lavorare sulla psicostoria, dal momento che la ritiene fondamentale per salvare l'impero dalla decadenza e gli dà finanziamenti statali e un posto come rettore all'università di Streeling dove poter lavorare. 

Il libro è diviso in cinque parti, che affrontano diversi periodi della vita di Hari Seldon, in cui possiamo osservare il progresso della scienza della psicostoria.  
All'inizio osserviamo Seldon quarantenne, che vive all'università con sua moglie Dors e Raych, il piccolo furfante che la coppia aveva incontrato a Dahl e hanno deciso di adottare. 
Seldon lavora alla psicostoria in gran segreto grazie all'aiuto del suo assistente Yugo Amaryl, anch'egli proveniente dal settore di Dahl, ma purtroppo i due studiosi non sono ancora riusciti ad arrivare ai risultati sperati. 
In questo periodo però inizia a essere sempre più evidente, e così anche nel resto del libro, che l'impero sta cominciando velocemente a decadere, e la prima svolta in questo avviene con la creazione di un gruppo ribelle che segue le idee di Jo-Jo Joranum, un sobillatore che cerca di scatenare le masse per prendere il ruolo di imperatore, promuovendo l'idea di una maggiore democratizzazione dello stato. 

Il libro affronta la vita di Seldon fino alla vecchiaia, raccontando le varie tappe della sua vita, una vita straordinaria e ricca di avventure, ma che ha sempre nel pensiero fisso la psicostoria, con cui, alla fine, viene aiutato dalla nipote Wanda.
Il progetto di Seldon infatti è quello di creare due Fondazioni che si aiutino e si proteggano a vicenda. Una Fondazione aperta al pubblico e una seconda fondazione segreta formata da persone con poteri mentali straordinari. 
Mentre all'inizio lui e Yugo lavorano da soli e faticano a vedere i progressi sperati, man mano che lavorano e altre persone si aggiungono al team, arrivano anche a nuove scoperte come per esempio quella del radiante primario, che permettono dei notevoli passi avanti nello sviluppo di questa scienza. 
Più la psicostoria viene conosciuta e più si annuncia la decadenza dell'impero, però, più Hari Seldon diventa bersaglio di attentati e aggressioni di persone che non vogliono ammettere questa realtà e la sua vita diventa sempre più pericolosa.

Dal momento che il libro affronta un periodo così lungo di tempo, i fatti raccontati sono molteplici e il numero dei personaggi aumenta notevolmente, ma mai con Asimov mi sono ritrovata a non capire cosa stesse succedendo o chi fosse quel determinato personaggio, dal momento che è tale la sua abilità di raccontare. 
Anche se affronta diversi argomenti, le trame dei suoi libri sono sempre lineari e i colpi di scena ben descritti e, soprattutto, mai banali. 
Questo libro mi ha colpito notevolmente, perché ho amato la descrizione del personaggio di Hari Seldon e dei suoi cambiamenti nella personalità avvenuti con il passare del tempo e la trama mi è piaciuta tantissimo, insieme ai nuovi personaggi che vengono raccontati; sono anche piuttosto triste perché questo personaggio non comparirà più, se non citato come leggendario inventore della psicostoria nei seguiti, perchè, anche se aveva dei difetti, mi sono affezionata molto a lui. 

Certo, il libro non è perfetto, a volte Asimov nei dialoghi è molto prolisso e si dilunga troppo, mentre quando parla di matematica io personalmente ne capisco poco, ma nonostante tutto, mi sono innamorata di questo libro e non vedo l'ora di continuare a leggere questa fantastica serie. 








mercoledì 1 luglio 2020

Recensione: Fondazione. Il ciclo completo #1 - Preludio alla Fondazione


Titolo: Fondazione. Il ciclo completo #1 - Preludio alla Fondazione
Autore: Isaac Asimov 
Anno edizione: 2020
Casa editrice: Mondadori
Collana: Oscar Draghi
Pagine 1476
Prezzo: 32 euro


Voto: 4/5


Il grande Ciclo della Fondazione di Asimov, uno dei capisaldi della letteratura fantascientifica, ruota intorno alla figura di Hari Seldon, il grande matematico e inventore della psicostoria, una branca della matematica in grado di prevedere gli eventi futuri della storia dell'umanità. 

Il ciclo inizialmente doveva essere composto solo da una trilogia origiale, scritta negli anni '50, ma i lettori e l'editore di Asimov spinsero lo scrittore ad ampliare gli eventi narrati, portandolo ad ideare due sequel e due prequel. 
L'Oscar Draghi presentato dalla Mondadori pone gli eventi in ordine cronologico e per questo il primo volume che abbiamo letto è proprio Preludio alla Fondazione, in cui ci viene presentato Hari Seldon non ancora famoso e non ancora in possesso delle leggi che regolano la psicostoria. 

All'inizio del romanzo infatti troviamo un giovane Hari Seldon, un matematico proveniente dal pianeta Helicon, che si trova su Trantor, pianeta sede dell'Impero galattica, per una convention di matematica, in cui ha presentato quella che per lui è solo un'idea assolutamente astratta: la psicostoria. 
La possibilità di poter prevedere la storia però attira molte persone, tra cui lo stesso imperatore Cleon I e del suo assistente Eto Demerzel. Convocato a palazzo, Seldon afferma che la psicostoria è assolutamente impossibile in pratica e che quindi non ha modo di farla funzionare, deludendo così profondamente l'imperatore, che voleva utilizzarla per dare stabilità al suo regno. 

Attaccato da due rozzi locali, Seldon viene difeso da Chatter Hummin, che aiuta Seldon a scappare dalle grinfie dell'imperatore e lo nasconde all'università di un settore del pianeta in cui Eto Demerzel non può intervenire direttamente. Hummin, infatti, è un giornalista molto influente che si è reso conto che l'impero è ormai in decadenza e vuole utilizzare la psicostoria non per interessi personali, ma per salvare l'impero e così l'umanità. 
Seldon viene lasciato in compagnia di Dors Venabili, una studiosa di storia del pianeta Cinna, di cui in poco tempo si innamora. Anche Dors si affeziona rapidamente a Seldon e mostra di assumere il ruolo di sua protettrice molto alacremente. 
In compagnia di Dors e dopo aver visitato vari settori di Trantor, Seldon impara molto di più sulla storia, e soprattutto sul passato dell'umanità, scoprendo che all'inizio esisteva un unico pianeta chiamato Terra o Aurora. 
Grazie a queste informazioni, Seldon considera sempre più probabile arrivare a scoprire il funzionamento reale della psicostoria, motivo per cui la sua vita è in pericolo a causa di tutte le persone che se ne vorrebbero impossessare. 

Quando ho iniziato questo libro ho fatto inizialmente fatica ad abituarmi alla scrittura di Asimov, che è abbastanza scarna e diretta, anche se nello stesso momento molto molto bella. Asimov infatti è letteralmente un maestro, la sua scrittura ti fa appassionare alla storia e ai personaggi, nonostante non sia un grande narratore. Non leggiamo mai, infatti, i pensieri profondi o le emozioni dei personaggi, ma in un certo modo sono comunque ben definiti. 
In un certo senso, è anche rilassante avere una scrittura non troppo arzigogolata e pressante, ma tranquilla, che ti fa seguire la trama, anch'essa molto lineare e pratica, senza nessun problema. 
In questo romanzo infatti vediamo ancora l'inizio della vita di Hari Seldon, e il romanzo fu scritto alla fine degli anni '80, quindi molto dopo la trilogia originale, che lessi anni fa e che ricordo mi piacque davvero tanto. 
Sarà interessante osservare le differenze di stile che caratterizzano i romanzi "spin-off" dalla trilogia originale, molto più antica. 

Nonostante ciò, Preludio alla Fondazione è stato un romanzo molto interessante. Interessante, per esempio, è stato osservare come il pianeta Trantor, un pianeta di dimensioni forse per noi inimmaginabili, abbia al suo interno tipi di società così differenti le une dalle altre, tanto da formare da solo una galassia intera.
Fra le popolazioni che Hari e Dors incontrano, infatti, troviamo per esempio i micogenesi, che ricordano anche se lontanamente le persone dei culti religiosi nostrani.
 I micogenesi, che abitano nel distretto di Micogeno, sono molto chiusi e non accettano molte persone provenienti dall'esterno, sono dedite all'agricoltura e non apprezzano la tecnologia troppo avanzata. Gli abitanti hanno poi una strana usanza: si radono i capelli e le sopracciglia, perché per loro i peli e i capelli sono impuri. 
Credo la parte delle descrizioni dei diversi settori di Trantor e dei loro modi di vita sia stata la mia parte preferita. Lo stesso Trantor è un pianeta anomalo, perché i suoi abitanti non occupano la superficie, ma vivono all'interno del pianeta, con un'aria e una luce diurna artificiale, in modo che le condizioni atmosferiche siano sempre perfette. 

Il romanzo procede così di intensità, finché alla fine ci sono delle rivelazioni sorprendenti (e vi dico, per me assolutamente inaspettate!) che mi hanno fatto amare il romanzo ancora di più.

Adesso non vedo l'ora di leggere anche i prossimi romanzi, sperando che siano interessanti proprio come questo!

Voi l'avete letto? Fatemi sapere in un commento!







lunedì 29 giugno 2020

Recensione: "I giorni del ferro e del sangue" di Santi Laganà



Titolo: I giorni del ferro e del sangue
Autore: Santi Laganà
Casa editrice: Mondadori 
Collana: Omnibus
Pagine: 564
Prezzo: 19,50


Voto: 3/5
Patrimonio di San Pietro, 960 d.C. Sul trono papale siede un adolescente perverso e corrotto, ciò che resta dell'Italia indipendente è allo sbando dilaniata da lotte intestine e le campagne sono una terra di nessuno dove la violenza e il sopruso la fanno da padroni. Anna è una contadina di quindici anni che conduce un'esistenza misera e asservita. Quando la sua famiglia viene trucidata e l'ultimo fratello rapito per essere ridotto in schiavitù, decide di continuare a vivere per inseguire quell'ultimo brandello di affetti e, sorretta da una volontà indomita, inizia una dolorosa peregrinazione per terre sconosciute e ostili, tra aiuti misericordiosi e feroci violenze. Nel suo tormentato cammino incontrerà un cavaliere dall'oscuro passato e un improbabile presente, un vecchio dall'aria mansueta che nasconde insospettabili risorse e un giovane vagabondo sfrontato e generoso: una strana compagnia con cui cercherà di farsi giustizia fin dentro i palazzi più segreti di Roma. Ambientato in uno dei periodi meno conosciuti e più bui della nostra Storia, I giorni del ferro e del sangue è un affresco senza filtri né retorica di un'epoca brutale quanto affascinante, ma anche la straordinaria parabola di una memorabile protagonista: una giovane donna che nel più maschilista dei mondi non si rassegna a un destino già scritto e tenacemente lotta per conquistarsi il diritto a una vita migliore.
I giorni del ferro e del sangue è un romanzo duro, crudo, indubbiamente pesante. L'autore infatti non nasconde e non cerca di addolcire le sofferenze che le persone povere e indifese, soprattutto le donne, provavano in quel periodo storico buio e crudele, ma le descrive anche con minuzioso interesse, quasi provasse piacere nel mostrarle al suo pubblico. 
Se devo essere onesta, proprio per questo motivo ho fatto abbastanza fatica a procedere con questo romanzo, proprio perché tutta la sofferenza patita dalla protagonista mi ha creato grossi problemi nell'apprezzare il romanzo. 
La trama infatti non nasconde che il romanzo sia esplicito, ma penso sarebbe stato meglio avvertire il lettore con dei trigger warning, perché ci sono scene molto esplicite di stupri, che per la mia sensibilità in particolare, avrei preferito dover non leggere. 

Nonostante questo, è stato molto interessante leggere il percorso di Anna, la protagonista, che all'inizio dell'opera subisce la perdita del padre e dei fratellini più piccoli, mentre il fratello più grande viene preso prigioniero come schiavo. Nonostante ci siano molti esempi, all'interno del romanzo, di persone povere e poco istruite che accettano la vita povera e triste che spetta loro, senza lamentarsi o cercare di cambiare la loro situazione; Anna si mostra al contrario una ragazza brillante ed ingegnosa, che riesce a sopravvivere con le sue forze, caparbia e molto determinata. 
La ragazza infatti intraprende un lungo viaggio per ritrovare il fratello Martello e grazie alle sue conoscenze delle erbe mediche e commestibili, ma anche alla sua abilità con le trappole, riesce a procurarsi abbastanza cibo per sopravvivere.
Nel suo viaggio Anna incontra sia persona crudeli che si approfittano di lei vedendola come una ragazza debole e sola, sia invece persone fidate che vedranno in lei non solo una bella ragazza, ma anche una persona forte e determinata e, affezionatisi a lei, decideranno di aiutarla nella sua impresa impossibile.
Nel suo viaggio così l'accompagnano Arnolfo, un cavaliere solitario e di poche parole; Ezio, un vecchio che si descrive come "mercante, filosofo, educatore, ruffiano e cortigiano", dal cervello fino e dalla lingua lunga; e infine Furio, un giovane contadino e cacciatore, che si affeziona ad Anna e alla compagnia, una compagnia che a prima vista risulta assolutamente improbabile. 

Dal punto di vista storico, il romanzo è molto accurato e mi ha colpito la grande attenzione che l'autore ha posto nelle sue descrizioni della campagna romana, ed è straordinaria la sua conoscenza delle erbe e delle piante e del loro utilizzo come medicinali nel medioevo. L'unica inesattezza storica che ho incontrato è stata la menzione di una nutria, animale che in teoria è arrivato in Italia agli inizi del '900, ma forse esiste un altro animale che nel medioevo veniva chiamato nutria? Nel caso, comunque, è stato un errore abbastanza grossolano, secondo me. 

Il romanzo mostra con molta precisione la vita delle persone in quel periodo buio e critica in particolar modo la Curia romana, i cui membri sembrano essere tutti votati ai vizi e ai peccati e dediti ai piaceri del corpo, e anche i religiosi più pii come padre Giuliano, che aiuta Anna a stabilizzarsi all'inizio del suo percorso, devono soccombere al volere di questi cardinali, più interessati ai soldi e al benessere che alla beneficenza verso i poveri. 

Nonostante la sofferenza generale e il velo di pessimismo che vige sull'intero libro, è stato molto interessante leggere di questo periodo storico, ma non ho apprezzato allo stesso modo la scrittura dell'autore, che se da una parte è molto semplice ed elementare - e quindi permette al lettore di continuare il libro senza particolari difficoltà - dall'altro lato è abbastanza piatta e non mi ha trasmesso, personalmente, in modo sufficiente il pensiero e le emozioni dei personaggi, che non mi sono sembrati descritti a 360 gradi, ma più che altro abbozzati nei loro tratti più importanti.

Detto questo, I giorni del ferro e del sangue è un buon libro, ma la scrittura e la descrizione costante e quasi ossessiva dei dolori e delle sofferenze mi hanno lasciato l'amaro in bocca, e i personaggi non mi sono sembrati così convincenti da permettermi di potermi affezionare a loro. 

Detto questo, se volete leggere il parere di altre persone, vi consiglio di leggere le recensioni degli altri fantastici blog che hanno partecipato al review party con me!







giovedì 25 giugno 2020

Recensione: "Momo" di Jonathan Garnier e Rony Hotin



Titolo: Momo
Autori: Jonathan Garnier (sceneggiatura) e Rony Hotin (disegni e colori)
Casa editrice: Tunuè
Collana: Tipitondi
Data di uscita: 25 giugno 2020
Pagine: 176
Prezzo: 16,90


Voto: 5/5
Momo è una bambina di 5 anni, vive con la nonna in un piccolo villaggio portuale della Normandia. Di tanto in tanto la bambina va sul ponte per riuscire a vedere la barca del padre, marinaio d’altura obbligato dal lavoro a passare lunghi periodi in mare. Alla morte della nonna il pescivendolo del paese si rifiuta di affidare la piccola ai servizi sociali e si offre di ospitarla a casa sua fino al ritorno del padre. Questa esperienza la porterà a misurarsi con il mondo esterno.
Con Momo, Jonathan Garnier e Rony Hotin ricompongono l’indimenticabile fragranza dell’infanzia. Il tempo degli amici, le scoperte, le piccole sciocchezze, la grande felicità e il dolore. Il tempo anche di una costante meraviglia che a volte vanifica le realtà del mondo degli adulti.

Quando ho chiesto alla Tunuè di poter organizzare l'evento per Momo, una graphic novel pluripremiata in Francia, ero stata attirata dal disegno di copertina e dalla trama, ma non mi aspettavo di innamorami così tanto di quest'opera. 
Momo infatti è una graphic novel splendida e di una sensibilità unica, che riesce ad unire il mondo dell'infanzia, così puro nella sua magia, con il mondo adulto ed esterno, fondendo le due realtà in maniera unica e speciale. 

Momo, la protagonista, è una bambina di 5 anni che vive con la nonna. La madre sembra averla abbandonata, mentre il padre lavora come pescatore d'altura, e per questo passa molti periodi in mare. Momo, seppur piccola, sente dentro di sé questo abbandono, anche se ama il padre e la nonna più di ogni altra cosa al mondo. La presenza della sola nonna però non sembra abbastanza, e Momo cresce indipendente e abbastanza "selvatica", come ogni bambina di 5 anni che esplora il mondo esterno. 
La nonna, unica àncora di Momo, però, all'improvviso viene a mancare e la bambina rimane sola, senza nessuno che possa prendersi cura di lei. Il pescivendolo della città, vecchio amico del padre, decide allora di tenerla con sé fino al suo ritorno, e la bambina, che aveva sempre visto quest'uomo come un vecchio cattivo che odia i gatti, scopre che non tutto è come sembra: l'uomo è in realtà una persona molto dolce, che si prende cura del senzatetto della città e che vive con moltissimi gatti in casa, un uomo buono che conserva i disegni che Momo gli ha fatto in negozio per pagare il pesce e che di nascosto è in verità molto affezionato alla piccola. 
Momo infatti è speciale e tutti sembrano affezionarsi a lei.

Nella storia, infatti, la bambina diventa amica di tanti personaggi diversi tra cui per esempio troviamo Françoise, una ragazza adolescente di città che deve passare l'estate in compagnia dei nonni e che si affeziona molto a Momo. La ragazza infatti la difende quando pensa che la bambina stia venendo attaccata da Tristan e la sua banda, ma in verità anche Tristan, che si atteggia da duro, si rivela un ragazzo molto dolce e i due giovani inizieranno a frequentarsi e ad apprezzare la compagnia reciproca. 

Questa graphic novel è davvero speciale, al suo interno ho ritrovato quella stessa atmosfera magica che ho riscontrato solo nei film dello Studio Ghibli, dato che solo i giapponesi riescono a mescolare umorismo, gravità e momenti contemplativi all'interno di una stessa opera. 
Effettivamente, però, Jonathan Garnier per Momo si è ispirato proprio alle fotografie di una bambina giapponese, Mirai-chan, soggetto di una serie di fotografie di Katari Kawashima e molti riferimenti all'interno della graphic novel vengono da film od opere giapponesi. 

Quest'opera mi ha davvero colpito in profondità come non succedeva da tanto tempo, i vari temi che la percorrono sono profondi ma raccontanti in modo leggero. Il rapporto con la nonna, i personaggi, l'ambientazione normanna... tutto viene a creare un mix di cui sono sicura non potrete far altro che innamorarvi. 

Parlando poi del fumetto in sè, i disegni sono molto belli, i colori dolci e tendenti al crepuscolare, che creano proprio un atmosfera di sogno, in cui sembra di sentire una vecchia ninna-nanna francese in lontananza. 

Non posso che consigliarvi, infine, di prendere Momo ed amarlo quanto l'ho amato io, affezionandovi a tutti i personaggi, ma in particolare a quella bambina così forte e coraggiosa che è Momo. 







giovedì 18 giugno 2020

Blogtour: "I giorni del ferro e del sangue" di Santi Laganà



Buongiorno lettori!
Oggi è tempo di presentarvi un romanzo storico tutto italiano: I giorni del ferro e del sangue pubblicato il 16 giugno da Mondadori e scritto da Santi Laganà, un avvocato e bancario in pensione, nato a Reggio ma che da molti anni vive nella campagna romana, proprio la zona in cui è ambientato questo romanzo crudo e violento, che descrive con estrema chiarezza e senza pietà la vita delle donne e dei poveri contadini delle campagne durante il Medioevo.

Ecco qui la trama


Patrimonio di San Pietro, 960 d.C. Sul trono papale siede un adolescente perverso e corrotto, ciò che resta dell'Italia indipendente è allo sbando dilaniata da lotte intestine e le campagne sono una terra di nessuno dove la violenza e il sopruso la fanno da padroni. Anna è una contadina di quindici anni che conduce un'esistenza misera e asservita. Quando la sua famiglia viene trucidata e l'ultimo fratello rapito per essere ridotto in schiavitù, decide di continuare a vivere per inseguire quell'ultimo brandello di affetti e, sorretta da una volontà indomita, inizia una dolorosa peregrinazione per terre sconosciute e ostili, tra aiuti misericordiosi e feroci violenze. Nel suo tormentato cammino incontrerà un cavaliere dall'oscuro passato e un improbabile presente, un vecchio dall'aria mansueta che nasconde insospettabili risorse e un giovane vagabondo sfrontato e generoso: una strana compagnia con cui cercherà di farsi giustizia fin dentro i palazzi più segreti di Roma. Ambientato in uno dei periodi meno conosciuti e più bui della nostra Storia, I giorni del ferro e del sangue è un affresco senza filtri né retorica di un'epoca brutale quanto affascinante, ma anche la straordinaria parabola di una memorabile protagonista: una giovane donna che nel più maschilista dei mondi non si rassegna a un destino già scritto e tenacemente lotta per conquistarsi il diritto a una vita migliore.

Per celebrare la sua uscita, Cronache di Lettrici Accanite ha organizzato, grazie alla Mondadori che ci ha gentilmente fornito una copia omaggio del libro, un blog tour e un review party e oggi il mio compito è parlarvi dei protagonisti di questo romanzo: 


  • ANNA è la protagonista del libro, una giovane ragazza di quindici anni che per la sua bellezza e la florida età viene ricercata dalla curia romana, dedita al vizio e al peccato. Anna per pura fortuna si salva dall'attacco, ma la sua famiglia viene trucidata e il fratello maggiore, Martello, viene preso come schiavo. Anna è una ragazza intelligente, conosce le erbe mediche e commestibili, ma la sua inesperienza e bontà le sono fatali in un mondo così maschilista e che ormai non conosce altro che sofferenza e dolore.
  • ARNOLFO è un cavaliere solitario dal passato misterioso e dal futuro incerto che salva Anna dall'attacco di due uomini. Il cavaliere si affeziona rapidamente alla ragazza e, ascoltata la sua tragica storia, decide di accompagnarla e di aiutarla, offrendole la sua spada come protezione. Alla fine del libro si scopre che serve il re d'Italia, nemico del papa Giovanni, che però si sta ritirando per paura dell'ascesa di Ottone dalla Germania. 
  • EZIO è un uomo piuttosto anziano che si descrive come "mercante, filosofo, educatore, ruffiano, cortigiano". Abile con le parole, ateo e dall'intelligenza acuta, è un personaggio davvero particolare in quell'universo dove vivono uomini gretti ed ignoranti che si rifugiano nella loro povertà come se fosse uno scudo. Anche lui si unisce ad Arnolfo e ad Anna per liberare Martello.
  • FURIO è un giovane avventuroso e molto in gamba, abile con l'arco. Innamoratosi di Anna, senza però essere ricambiato, si unisce anche lui a questo gruppo sgangherato per arrivare a Roma e liberare Martello. 
  • PADRE GIULIANO è un religioso pio e buono, ancora legato ai veri precetti della cristianità, che aiuta Anna quando la giovane disperata, appena perduta la famiglia, viene a chiedergli aiuto. Richiamato a Roma dal cardinale Diogo, il religioso non riesce a sopportare la situazione della curia romana, dedica ai piaceri terreni e per nulla interessata al benessere dei fedeli. 

Eccoci qua, questi sono i personaggi principali del romanzo, che conoscerete meglio una volta che avrete intrapreso la lettura di questo romanzo storico!
Vi auguro una buona lettura e non posso che suggerirvi di recuperare gli altri approfondimenti su questo libro!



mercoledì 17 giugno 2020

Blogtour: Asimov e la tv

Buongiorno lettori!



Per celebrare l'uscita del meraviglioso Oscar Draghi del Ciclo della Fondazione di Isaac Asimov (finalmente l'opera completa in un unico volume!), io e altre meravigliose blogger stiamo organizzando un Blog Tour e un Review Party in suo onore. 
Il mio compito, oggi, non è parlarvi di questo favoloso autore di fantascienza e dei suoi grandi meriti, o delle sue fantastiche opere - tutte cose che leggerete negli altri articoli delle mie colleghe - ma di parlarvi delle trasposizioni cinematografiche dei suoi scritti. 

Nonostante Asimov sia stato un autore molto proficuo e abbia scritto sulle 500 opere, tra romanzi e racconti, in verità non è stato molto sfruttato dal cinema e dalla televisione e ci sono pochissime trasposizioni dirette delle sue opere. Asimov e le sue leggi sulla robotica, però, sono rimasti un caposaldo  della letteratura e le sue geniali invenzioni hanno influenzato tutti i successivi scrittori e registi di fantascienza, potremmo senz'altro dire, senza esagerare, che la fantascienza come la conosciamo oggi senza di lui non esisterebbe. 

Il primo film che sicuramente viene in mente è Io, robot diretto da Alex Proyas nel 2004 e con protagonista Will Smith. Il film è ispirato liberamente all'omonima raccolta di Asimov del 1950 che contiene 9 racconti scritti fra il 1940 e il 1950. Questi racconti hanno come protagonisti i robot positronici ed è proprio in questa raccolta che Asimov elabora le sue famosi leggi della robotica: 
1. Un robot non può recar danno a un essere umano nè può permettere che, a causa del suo mancato intervento, un essere umano riceva danno.
2. Un robot deve ubbidire agli ordini impartiti dagli esseri umani, purché tali ordini non vadano in contrasto alla Prima Legge. 
3. Un robot deve proteggere la propria esistenza, purché la salvaguardia di essa non contrasti con la Prima o con la Seconda Legge. 
I racconti sono indipendenti gli uni dagli altri e hanno tutti come tema l'interazione tra gli esseri umani e i robot positronici, prendendo sempre come spunto le leggi della robotica. 
Il film con Will Smith, come abbiamo detto, è tratto da quest'opera, ma la concezione della robotica di Asimov è stata liberamente reinterpretata. 
Ci troviamo a Chicago nel 2035 e i robot positronici, cioè i robot che rispettano le tre leggi della robotica, sono ormai un articolo comune e alla portata di tutti, mentre il mondo aspetta l'arrivo sul mercato dei nuovissimi NS-5, prodotti dalla U.S. Robots, azienda leader della robotica. Il protagonista, il detective Del Spooner,che non apprezza però particolarmente questi avanzatissimi robot, viene chiamato sulla scena del suicidio del dottor Alfred Lanning, fondatore della U.S. Robots. Insieme alla dottoressa Susan Calvin inizia ad investigare, ritenendolo un omicidio e arrivando a pensare che il colpevole possa essere stato proprio un robot. 
Nonostante sia basato su Io, Robot, il film riprende alcuni concetti che appartengono ad altri romanzi o racconti del vastissimo universo di Asimov come Il robot scomparso, Conflitto evitabile, I robot e l'impero o Sogni di robot.

Il secondo film tratto da un'opera di Asimov è L'uomo bicentenario, diretto nel 1999 da Chris Columbus e con protagonista il fenomenale Robin Williams.
Il film è tratto dall'omonimo racconto scritto nel 1976, insignito del Premio Hugo e del Premio Nebula. Pubblicato in occasione del bicentenario degli Stati Uniti, fa parte appunto dell'Antologia del bicentenario e fu considerato da Asimov il suo miglior racconto sui robot positronici. 

Il film ripercorre l'esistenza di Andrew Martin, uno dei primi prototipi di robot positronici (modello NDR-114), che viene acquistato nell'aprile del 2005 come robot di servizio. Nonostante l'iniziale diffidenza, il robot viene lentamente accettato dalla famiglia ed è molto amato soprattutto dalla figlia più piccola, con la quale stringe un legame molto forte. Andrew, bel presto, scopre di possedere emozioni e reazioni che sono del tutto inaspettate per un robot e di essere dotato di una innata capacità per l'intaglio del legno. Più il tempo passa, più il robot impara la vita degli umani e più cerca di assomigliare ad un umano, acquistando un aspetto umano e guadagnandosi da vivere con le sue costruzioni in legno. Andrew alla fine lotterà fino alla fine per essere considerato, in tutto e per tutto, un essere umano.
Le differenze tra il film e il racconto non sono moltissime, ma nella trasposizione cinematografica è stata aggiunta, ovviamente, una storia romantica tra il robot e la nipote della "piccola miss", la sua padroncina. 


Al contrario di quello che si possa pensare, invece, il film Viaggio allucinante del 1966 e diretto da Richard Fleischers non è tratto direttamente dal romanzo di Asimov, ma la casa di produzione commissionò successivamente allo scrittore di scrivere un romanzo omonimo a partire dalla sceneggiatura del film. 

Per quanto riguarda il Ciclo della fondazione, invece, è stata annunciata una serie tv dallo stesso titolo, Foundation, che approderà prossimamente su Apple TV+, ma la cui produzione è stata interrotta a causa del COVID-19 e riprenderà appena inizierà la Fase 3. 

Eccoci qua! Questo è tutto!
Spero che vi sia piaciuto il mio approfondimento e non posso far altro che rimandarvi agli altri articoli del Blog Tour!






giovedì 11 giugno 2020

Recensione: La Città di Ottone


Titolo: La Città di Ottone
Autore: S. A. Chakraborty
Casa Editrice: Mondadori
Data di uscita: 16 giugno 2020
Pagine: 528
Prezzo: 22 euro

Voto: 5/5

[Ringrazio la Mondadori per avermi permesso di poter leggere il romanzo in anteprima]

Egitto, XVIII secolo. Nahri non ha mai creduto davvero nella magia, anche se millanta poteri straordinari, legge il destino scritto nelle mani, sostiene di essere un'abile guaritrice e di saper condurre l'antico rito della zar. Ma è solo una piccola truffatrice di talento: i suoi sono tutti giochetti per spillare soldi ai nobili ottomani, un modo come un altro per sbarcare il lunario in attesa di tempi migliori. Quando però la sua strada si incrocia accidentalmente con quella di Dara, un misterioso jinn guerriero, la ragazza deve rivedere le sue convinzioni. Costretta a fuggire dal Cairo, insieme a Dara attraversa sabbie calde e spazzate dal vento che pullulano di creature di fuoco, fiumi in cui dormono i mitici marid, rovine di città un tempo maestose e montagne popolate di uccelli rapaci che non sono ciò che sembrano. Oltre tutto ciò si trova Daevabad, la leggendaria città di ottone. Nahri non lo sa ancora, ma il suo destino è indissolubilmente legato a quello di Daevabad, una città in cui, all'interno di mura metalliche intrise di incantesimi, il sangue può essere pericoloso come la più potente magia. Dietro le Porte delle sei tribù di jinn, vecchi risentimenti ribollono in profondità e attendono solo di poter emergere. L'arrivo di Nahri in questo mondo rischia di scatenare una guerra che era stata tenuta a freno per molti secoli.

Quando ho saputo che questo romanzo sarebbe stato portato in Italia dalla Mondadori, il mio cuore ha urlato di gioia. Amo le ambientazioni arabe e medio-orientali e avevo sentito parlare così bene di questo romanzo che non vedevo l'ora di poterlo avere tra le mani. Fin da bambina, infatti, il mondo arabo mi ha sempre affascinato e non vedevo l'ora di poter leggere uno young adult che mi potesse riportare in quel mondo. E beh, non posso dire di essere rimasta delusa, anzi, credo sia uno dei libri più belli che ho letto quest'anno. 

La storia è narrata attraverso due punti di vista. La protagonista è Nahri, una giovane ragazza che vive al Cairo e che per sopravvivere ruba in giro e inganna le persone. Nahri sembrerebbe la solita ragazza orfana che vive nei sobborghi e che cerca in tutti i modi di mettere in bocca un pezzo di pane, ma, come Aladdin, anche lei nasconde qualcosa di speciale: è in grado di guarire magicamente, sia se stessa che gli altri. 
La ragazza, nonostante questi straordinari poteri, non ha mai creduto nella magia e soprattutto non ha mai creduto nei jinn. Questo, almeno, finché per puro caso non invoca Dara, un potente jinn che nasconde un misterioso passato. Accortosi che Nahri non è umana come sembra, Dara cerca di portare la ragazza nella favolosa città di Daevabad, la patria dei jinn, per salvarla dagli ifrit, dei demoni che la stanno cercando e vogliono ucciderla. 
In questa città regna la famiglia al Qahtani, che secoli or sono riuscì a togliere il potere ai Nahid, e la storia di questa famiglia ci viene narrata attraverso il punto di vista di Ali, il figlio minore del re, che ha una grande simpatia per gli shafit, la popolazione metà umana e metà jinn, cittadini di serie b che non possiedono gli stessi diritti dei jinn purosangue.

Sia Nahri che Ali sono i protagonisti della storia e, inizialmente nemici, iniziano a fare amicizia nel corso del romanzo. Entrambi credono in diversi punti di vista e fanno parte di due diverse tribù jinn, ma l'autrice è in grado di descriverli a trecentosessanta gradi. Tutti i personaggi del romanzo, infatti, non sono nè buoni nè cattivi, ma nascondono al loro interno una grande profondità. 
Il romanzo infatti mette in scena situazioni complesse che ricordano la situazione attuale del razzismo: gli shafit vengono normalmente strappati dalla famiglia fin da bambini e cresciuti come schiavi, non hanno possibilità di far carriera o di avere posizioni lavorative di rilievo, e soprattutto, non possono lasciare la città. Una situazione purtroppo piuttosto attuale che viene narrata con molta intelligenza dall'autrice, che descrive in modo perfetto il personaggio di Ali, che è diviso fra il dovere verso la famiglia, che cerca in tutti i modi di mantenere questo delicato equilibrio, e l'alleanza con il Tanzeem, l'organizzazione segreta che cerca di migliorare le condizioni sociali degli shafit, se necessario anche con la violenza. 

Il libro infatti è ricco, come Daevabad, di misteri e cose non dette, che portano a colpi di scena incredibili, che lasciano il lettore a bocca aperta. 
Il romanzo poi è ricchissimo di particolari: l'autrice infatti descrive in modo incredibile questa città magica e i suoi misteri, ma le mie parti preferite del libro sono state sicuramente gli intrighi di palazzo, che hanno reso il romanzo così affascinante. 
Le lotte sociali, gli intrighi e i misteri sono davvero tanti, ma ben uniti nella trama. Il lettore non si sente mai sopraffatto da essi, ma rimane sempre padrone della situazione, una cosa che ho apprezzato notevolmente. 

Non so neanche dire cosa NON mi è piaciuto di questo libro: il ritmo è incalzante ma mai troppo veloce, i personaggi sono realistici, le situazioni sempre interessanti, le descrizioni precise ma mai troppo eccessive... questo libro è scritto bene, non posso farci nulla. 
Ho amato l'ambientazione orientale, la trama, i dilemmi morali dei protagonisti, le lotte sociali, come viene affrontato il tema della guerra, l'uso della magia...
Dara, il jinn che protegge Nahri, è sicuramente il personaggio più interessante della storia e quello sicuramente più controverso, non vi dico di più per non farvi spoiler, ma il suo passato è stato segnato dalla violenza e, per tutti questi motivi, più che un romanzo per giovani adulti, potrebbe essere benissimo un libro per adulti, dal momento che non nasconde e non addolcisce nessun dettaglio. 


Se volete leggere un fantasy affascinante e ben scritto questo è esattamente il libro che fa per voi!


Spero che la mia recensione vi sia piaciuta e, nel caso, vi consiglio di recuperare anche quelle degli altri blogger che partecipano all'evento.