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lunedì 29 novembre 2021

Recensione: L'inferno è femmina di Arianna Petracin

 

 Buongiorno lettori!
Come state?
Oggi partecipo, con mio grande piacere, nuovamente ad un evento per la casa editrice Dark Abyss Edizioni.
Avevo apprezzato moltissimo Drepanum di Alessia Piemonte, quindi quando Patrizia di In Punta di Carta mi ha contattato per l'evento di "L'inferno è femmina" di Arianna Petracin ho subito accettato.
Si tratta di un dark romance, genere che volevo tantissimo leggere in questo periodo visto che ne avevo molta voglia, quindi quale occasione migliore?
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Titolo: L'inferno è femmina
Autrice: Arianna Petracin 
Casa editrice: Dark Abyss Edizioni 
Collana: Ursula Kemp
Pagine: 250
Prezzo: 13 euro
Data di uscita: 27 novembre 2021 

Trama: Becca sta per compiere diciannove anni, ha degli occhi eccezionalmente chiari e un carattere eccezionalmente forte. Alla vigilia della sua festa, le viene svelato un segreto che nemmeno lei sapeva di celare. Così inizia la sua nuova vita in un mondo che le è congeniale, perché la perfezione non è umana, ma divina. Oppure… “L’inferno è femmina” è un dark fantasy ironico, ambientato in un inferno colorato e barocco, estremo come la giovinezza. Tra demoni spietati e giocosi, angeli algidi e licantropi fedeli si dipana la vicenda di Becca, che di quel mondo è la quintessenza al femminile

L'inferno è femmina racconta la storia di Rebecca, una ragazza forte e che ama farsi desiderare, che il giorno del suo diciannovesimo compleanno riceve una notizia che le cambierà la vita: lei è la figlia di un demone superiore. Come se avesse sempre vissuto in una reggia, Becca diventa subito la principessa della corte, flirta con gli altri demoni e con lo stesso Lucifero, ma il suo cuore rimane incantato da quello del principe Aidan.
Intanto una guerra sta per arrivare: le streghe si sono unite con i licantropi del sud e con i demoni ribelli per detronizzare Lucifero...


Come vi dicevo sopra, avevo molta voglia di leggere un paranormal dark romance, una storia con demoni, angeli, licantropi e tanta tanta passione.
Ma L'inferno è femmina non ha soddisfatto completamente le mie aspettative, nonostante la trama e la storia fossero molto interessanti.

Prima di tutto quello che forse mi è piaciuto meno è lo stile. Avrei lavorato ancora di più sull'editing perchè era davvero molto scarno, troppo elementare. Se da una parte lo stile era semplice e quindi mi ha permesso di leggere il romanzo anche quando ero stanca o non avevo molta voglia, dall'altra mi ha lasciato un po' con l'amaro in bocca. Qualche descrizione, qualche pensiero, ecco qualcosa in più avrebbe reso più piacevole la lettura.

La trama è molto bella, molto originale: volevo continuamente sapere cosa sarebbe successo dopo. Certo, se volete leggerlo vi ricordo che si tratta di un dark romance e ha dei tropo molto specifici che potrebbero non piacervi: la protagonista, Rebecca, è possessiva, gelosa, adora essere amata e venerata, e tutti si innamorano perdutamente di lei e della sua bellezza, ma il suo cuore è di Aidan, il figlio di Lucifero, e anche se i due fingono di odiarsi, sanno nel profondo che vogliono solo il sangue dell'altro.
Quindi troviamo i diversi trope del romanzo: possessione, gelosia, tutti sono innamorati della stessa ragazza, incesto... che vi potrebbero piacere o meno.
Qui arriviamo alla mia seconda critica per questo romanzo: avrei voluto fosse più piccante, con scene più descrittive e più passionali: era come bramare un bicchier d'acqua e trovarsi con la bottiglia vuota.
Se leggo un dark romance mi aspetto che le scene di sesso siano ben descritte, invece che appena accennate.

L'inferno è femmina, infine, è un libro piacevole da leggere, su cui però avrei lavorato maggiormente nella forma e nei contenuti.
Un romanzo dark romance infatti non credo debba essere per forza "semplice" anche nello stile, come insegnano la Armentrout o la Maas, ma sono sicura che con il sequel, sia la casa editrice sia l'autrice sapranno migliorarsi.

Grazie di aver letto la mia recensione e buona lettura! ♡

Silvia



lunedì 22 novembre 2021

Recensione: "Darius, va tutto bene (forse)" di Adib Khorram


 Buongiorno lettori!
Come state? Io ormai sto entrando nella modalità natalizia e ho scaricato sul mio e-reader un sacco di commedie romantiche natalizie. 
Imbarazzante. 
Comunque oggi vi parlo di un libro che commedia romantica non è, ma un romanzo coming of age tra Iran e America, la storia di un ragazzo che cerca di capire in che luogo appartiene. 
Buona lettura!

[Ringrazio Franci di Coffee and Books per aver organizzato l'evento e la Rizzoli per la copia cartacea e digitale del romanzo]
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Titolo: Darius, va tutto bene (forse) 
Titolo originale: Darius the Great is not okay
Autore: Adib Khorram
Traduttore: Paolo Maria Bonora
Casa editrice: Rizzoli
Collana: Narrativa Ragazzi
Data di uscita: 16 novembre 2021
Pagine: 352
Prezzo: 17 euro

Trama: Darius Kellner ha sedici anni, vive a Portland ed è mezzo persiano da parte di madre, ma sa più il klingon di Star Trek che il farsi, e conosce meglio le usanze degli Hobbit che quelle persiane. Ora, il suo primo viaggio in Iran sta per rivoluzionargli la vita.

Darius non è esattamente quello che si dice un ragazzo popolare a scuola: farsi accettare per quello che è non è mai stato semplice ed è convinto che in Iran sarà lo stesso. Ma quando abbraccia per la prima volta la nonna e incontra Sohrab, il ragazzo della porta accanto, tutto cambia. I due cominciano a trascorrere insieme le giornate giocando a calcio, mangiando faludeh e parlando per ore su un tetto, il loro posto segreto con vista sulla città di Yazd. Sohrab e la sua famiglia persiana lo chiamano Dariush, e lui non si è mai sentito se stesso come in quel momento: per la prima volta nella vita sente che forse, forse, le cose dopotutto potrebbero davvero andare bene per lui...

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È difficile, per me, recensire questo libro. 
Darius, va tutto bene (forse) infatti non è, parlando oggettivamente, il libro perfetto, ma ha altre qualità, più profonde.
Mi sono riconosciuta così tanto in Darius e in molti dei suoi dilemmi morali, che per me questo libro era davvero perfetto: mi sono commossa, ho riso, ho pianto, mi sono arrabbiata... insomma sono entrata in modo profondo dentro questo libro e non ne sono più uscita, ho portato Darius con me nel cuore, e penso che questo libro sia uno di quelli che mi porterò nel cuore ancora per molto tempo. 

Darius è un ragazzo mezzo americano e mezzo persiano, ma sa pochissime parole in farsi e non è mai stato in Iran. Soffre di depressione, viene preso di mira dai bulli, ha un rapporto complicato con suo padre, che sembra essere deluso da ogni cosa che fa, adora il the ed è un nerd sfegatato: ama Star Trek e Il signore degli anelli. 
Un giorno i suoi genitori gli comunicano che andranno per la prima volta in Iran: infatti suo nonno materno ha un tumore al cervello. 
Questo viaggio per Darius sarà un momento di crescita, vedrà per la prima volta la sua famiglia e incontrerà Sorhab, il suo primo vero amico. 

Il libro, come dicevo, non può essere considerato perfetto, ma credo che le imperfezioni che lo contraddistinguono rendano però perfettamente il personaggio narrante, Darius. Darius soffre di depressione, e si sa, alla depressione seguono sempre ansia e tanti altri problemi, e ogni sua frase è ripetitiva, ossessiva. 
Ogni volta ripete le stesse cose: che ama il the, che non sapendo il farsi non si sente persiano, ecc... ma chi ha una malattia mentale o conosce qualcuno che ce l'ha, sa che i nostri pensieri possono diventare ripetitivi fino all'ossessione. Ci concentriamo su una cosa e ci riflettiamo ossessivamente, ogni cosa che le persone dicono la analizziamo e di solito anche se è una frase normalissima pensiamo che nasconda qualcosa contro di noi. 
Per questo ho detto che mi sono riconosciuta molto in Darius: riconoscevo la sua sofferenza, i suoi pensieri, e in ogni situazione soffrivo con lui e gioivo con lui. 

Un altro difetto è che ho trovato la sua amicizia con Sohrab realizzata abbastanza frettolosamente. Credo potesse essere descritta meglio, ma allo stesso modo è riuscita a farmi emozionare. 

Per questi motivi, non credo di essere la persona giusta per essere assolutamente obbiettiva su questo romanzo. Nonostante i difetti è riuscito a toccarmi il cuore, che nei libri è la cosa più importante, e non mi è importato molto del resto. 
Se non vi riconoscerete in Darius potreste trovare difficoltà a leggere questo libro e anzi potreste arrivare a trovarlo insopportabile, e vi comprendo perfettamente; se invece una volta nella vita siete stati bullizzati, se avete pensato di non essere abbastanza e di non appartenere in nessun posto: questo è il libro giusto per voi. 

Il libro, però, ha sicuramente un punto di forza: la cultura persiana.
Il viaggio in Iran infatti ci permette di scoprire questo mondo, le sue festività e il suo cibo. Un tripudio di odori e sapori e suoni.
Oltre alla descrizione perfetta della depressione di Darius, questa è stata sicuramente la mia parte preferita del libro.

Grazie di aver letto la mia recensione; 
Buona lettura!







sabato 6 novembre 2021

Recensione: "Drepanum. La falce insanguinata" di Alessia Piemonte

 


Buongiorno lettori! 
Come state? Io sono reduce da due ore di fila di tennis, sto morendo. Ma mi consolo che è sabato sera e probabilmente andrò al cinema a vedere Freaks Out.
Oggi, dopo il Blog Tour dedicato al romanzo Drepanum. La falce insanguinata di Alessia Piemonte, io vi avevo parlato dei personaggi, oggi tocca alla recensione. Finalmente saprete cosa penso di questo giallo ambientato a Trapani. 

Buona lettura!
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Titolo: Drepanum. La falce insanguinata
Autore: Alessia Piemonte
Casa editrice: Dark Abyss
Collana: Madre Shipton
Data di uscita: 31 ottobre 2021
Pagine: 378
Prezzo: 13,50 euro

Trama: Trapani, la città dei due mari, la città delle panelle, delle busiate al pesto… la città della Mano Nera.A Mano Niura, così il commissario Alberto Baldarotta ha chiamato lo spietato killer che da
anni imperversa in città, mietendo vittime. L’omicidio della giovane Letizia Gandolfo si intreccia con la scomparsa del cronista Cesare Bonanno, e le indagini portano dritto alla Mano Nera Sarà solo l’inizio di un incubo che stringerà gli investigatori nella spirale mortale del crudele assassino. Ogni tessera del puzzle chiede, però, un tributo di sangue; le prede cadono in trappola, una
dopo l’altra. Il Commissario e la sua squadra scaveranno nella malavita di Trapani, fra i dedali sordidi e nefandi di una città che respira il mare mentre è ferita senza tregua dalla bestiale malvagità dell’uomo. Baldarotta, investigatore tenace e testardo, padre affettuoso e amico sincero, non si arrenderà fino a quando non sarà certo che A Mano Niura non potrà più nuocere.
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Devo ammettere che, a parte qualche classico di Agatha Christie, non leggo moltissimi gialli, anche se è sicuramente un genere che voglio recuperare. Per questo ho chiesto di partecipare all'evento dedicato a questo libro, che si prospettava un giallo dalle tinte molto dark ambientato in una città siciliana dalle tinte gotiche. 
Le aspettative sul libro sono state ampiamente ben riposte: Alessia Piemonte con il suo stile molto particolare, poetico ma mai eccessivo, riesce a trasportarti a Trapani, in questa città che io non ho mai visto ma in cui mi è sembrato di essere sempre vissuta, o almeno di conoscerla bene. Sentivo il sapore del mare, del sale... e del sangue. 

In questo libro infatti si commettono atroci omicidi e non mancano descrizioni dettagliate dei particolari sanguinolenti, e l'ispettore Baldarotta, un uomo ormai di età avanzata ma coraggioso e pronto all'azione, si deve destreggiare nella mente di un criminale come non si sono mai visti nel paese siciliano. Quando poi anche i sospettati iniziano a morire, la confusione comincia a regnare sovrana: chi è A mano niura?

Ho adorato come il caso viene risolto, non voglio dirvi oltre perché ovviamente scoprire l'assassino è il clou del racconto, ma ho adorato come nella parte finale fino alla fine ci viene precluso il suo nome, e viviamo con l'ansia perché tutti l'hanno capito, tranne noi. 

Come dicevo: lo stile è barocco, come l'architettura della città siciliana, ma mai eccessivo. Alessia Piemonte ha davvero un dono e a parte qualche ingenuità in qualche passo, in cui ci sono dei passaggi un po' più deboli, ci sono anche descrizioni meravigliose. 
Il dialetto siciliano è molto spesso trascritto, e io avrei avuto bisogno di una traduzione in certi punti, ma mi è piaciuto da matti leggere questa lingua così melodica per le mie orecchie. 

L'unica cosa negativa è che nella mia copia (ma era un arc, quindi probabilmente questi errori sono stati risolti) c'erano degli errori nell'uso delle virgole in alcuni passi: tipo virgole interposte tra soggetto e verbo. Non so se fosse una scelta stilistica dell'autrice ma trovavo rovinassero un po' il filo del discorso. Come ho detto, però, potrebbero essere state tolte nell'ultimo editing. 

Per il resto sono davvero contenta di aver dato una chance a questa autrice e al suo libro. Si vede l'influsso di Montalbano, ma è un rimando piacevole: da degna allieva a maestro. 

Non vedo l'ora di vedere cosa questa autrice scriverà con altra pratica alle spalle.  

Voto: ☆☆☆☆/5

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Grazie di aver letto la mia recensione, grazie a Marika Vangone di Libri riflessi per aver organizzato l'evento e, mi raccomando, passate dalle mie colleghe!
Buona lettura!

Silvia


giovedì 4 novembre 2021

Blog Tour "Drepanum. La falce insanguinata": I personaggi

 


Buongiorno lettori!
Oggi finalmente parliamo di nuovo di Drepanum. La falce insanguinata il primissimo romanzo in uscita per la nuova casa editrice Dark Abyss! Nella presentazione del blog tour, che trovate qui, vi avevo anticipato che avrei parlato dei personaggi che vivono nelle pagine di questo romanzo, ambientato a Trapani. 

Il romanzo, un thriller dalle tinte fosche e oscure, è popolato da un numero incredibile di personaggi, a partire dai membri della polizia, che indagano sugli omicidi e la misteriosa figura di A mano niura. 
Il protagonista è Alberto Baldarotta, un cinquantaseienne originario di Trapani che viene descritto come un uomo di media altezza dal fisico tarchiato, con i capelli radi e una costante barbetta sale e pepe, un viso tondo e occhi verdi. 
Baldarotta è il commissario di polizia, e su di lui cade tutto il peso di acciuffare il criminale che sta compiendo a Trapani indicibili crimini. Nonostante sia il capo della polizia, Baldarotta tende ad avere spesso attacchi di rabbia e aggressività, causati dall'ansia dei crimini, ma si dimostra spesso anche molto generoso e comprensivo verso i sospettati. 
Ha perso sua moglie da molti anni, ma non si è mai risposato e non ha mai smesso di amarla e di pensare a lei, ai bei tempi quando suo figlio Alessio era piccolo e erano ancora una famiglia felice. 
Alessio è un giornalista di bell'aspetto, fidanzato con il medico forense Valeria Crespi, che viene più volte descritta non solo per la sua bellezza, ma anche per la sua bravura nel campo e intelligenza. 

Il migliore amico e collega da molti anni di Alberto è il pm Ettore Lo Cicero, un uomo sui cinquant'anni originario di Palermo, di media statura, con i capelli brizzolati, ricci e corti, "posti su una fronte sporgente e perennemente corrugata". Lo Cicero non ha un buon rapporto con suo figlio Marco, giornalista anch'egli e amico di Alessio, libertino e sconsiderato, che si ritrova invischiato nel caso per essere stato l'ultima persona ad aver visto viva Letizia Gandolfo, la vittima più recente, si pensa, di A mano niura, uno spietato assassino. 

Baldarotta, nelle indagini è affiancato da due fedeli poliziotti: il trapanese Cristiano Aleccia, un fascinoso uomo di quarantacinque anni, alto e dal fisico atletico, con i tratti tipici di un uomo del sud; ed Elia D'Arbenzio, originario di Eboli, un ragazzo di vent'otto anni con le fattezze da modello di Dolce & Gabbana ma timido e riservato.

Più si va avanti, più la vita di Letizia viene messa sul tavolo e si scoprono il marito, Diego Sanacore, con cui gestisce un jazz club, il padre di lui Maurizio Sanacore, che possiede una ditta di idrocarburi, il fratellastro di Marurizio, Jerry Moceri, un malavitoso, e infine l'amante di Letizia Angelo Cannizzaro: tutti sospettati della sua morte. 

Chi sarà però davvero A mano niura? Lo scoprirete solo leggendo il romanzo!
Buona lettura!





Recensione: " Mexican Gothic" di Silvia Moreno-Garcia

 

Buongiorno lettori!
Oggi a Milano finalmente è spuntato un bel sole, anche se il mio stato d'animo oggi continua a non essere dei migliori.
Oggi vi porto la recensione di un libro appena uscito per Oscar Vault, ringrazio la Mondadori per avermi fornito il file ParanormalBooksLover per aver organizzato l'evento e aver creato queste bellissime grafiche.

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Titolo: Mexican Gothic
Autrice: Silvia Moreno-Garcia
Casa editrice: Mondadori
Traduttrice: Giovanna Scocchera
Collana: Oscar fantastica
Data di uscita: 2 novembre 2021
Pagine: 348 
Prezzo: 18 euro 

Trama: Noemí Taboada riceve una lettera angosciata e delirante da sua cugina Catalina, che ha appena sposato un inglese altolocato e che implora il suo aiuto. E così si reca a High Place, una tetra dimora sperduta tra le montagne del Messico. Noemí è poco credibile nei panni della crocerossina: è una raffinata debuttante, più adatta ai cocktail party che alle indagini poliziesche, ma è anche caparbia, sveglia, e non si lascia intimorire facilmente: certo non dal marito di Catalina, uno sconosciuto dall'aria sinistra ma intrigante; né dal padre, l'anziano patriarca che sembra particolarmente attratto da lei; e neppure dalla casa, che inizia a invadere i suoi sogni con visioni di sangue e sventure. Il suo unico alleato in questo luogo inospitale è il più giovane membro della famiglia. Ma forse anche lui ha un oscuro segreto da nascondere. Mentre dal passato riemergono storie di violenza e follia, Noemí viene lentamente risucchiata in un mondo terrificante e seducente al tempo stesso. Un mondo dal quale potrebbe essere impossibile fuggire.
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Difficile. Questa è la parola che userei per descrivere come mi sento adesso. È molto difficile scrivere una recensione per questo romanzo.
Mexican Gothic è una storia dalle tinte fosche, ambientata in un palazzo all'inglese, High Place, dove la famiglia Doyle e i domestici vivono isolati e praticamente in simbiosi.
Siamo durante gli anni '50: Noemì Taboada, la protagonista della storia, è una ragazza chiassosa, divertente, che ama la vita e divertirsi, ma quando il padre le fa leggere una preoccupante lettera di Catalina, sua cugina, da poco sposatasi con Virgil Doyle, la preoccupazione familiare prende il sopravvento e Noemì parte per aiutare la cugina.

La ragazza si trova così rinchiusa in una casa ormai malridotta, costretta al silezione alle regole ferree imposte dal patriarca, Howard, un vecchio ormai in punto di morte, che obbliga il resto della famiglia a curarlo e a restare in quella casa. Virgil è un bugiardo e un calcolatore, Florence rigida e senz'anima, Catilina malata e ormai l'ombra di se stessa: parla di fantasmi e di voci che le parlano tra i muri.
Depressa, Noemì ha il solo supporto del giovane Francis, figlio di Florence, che si affeziona a lei e la implora di scappare da quella casa.

Per quanto volubile però Noemì ha anche una volontà ferrea: vuole scoprire cosa succede in quella casa, cosa significano gli incubi che fa ogni notte; e soprattutto non vuole lasciare Catalina in mano a quelle persone. 
 
Mexican Gothic è un libro ricco di mistero, che non si regge tanto sulla trama quanto sulle atmosfere che lo circondando. La dicitura "Mexican" del titolo è molto fuorviante, perchè sebbene ci si trovi in Messico, ben poco viene mostrato della cultura locale e gran parte della storia è ambientata a High Place, questa casa creata all'inglese creata dalla famiglia Doyle, che molti anni prima si era trasferita per arricchirsi con le miniere di argento. Adesso la casa è in rovina, ma ovunque Noemì è circondata dall'oroburu, il serpente che si morde la coda, simbolo di casa Doyle. 
Pian piano che si va avanti nella storia, Noemì si accorge che qualcosa non quadra in casa e che forse Catalina non è pazza: è casa Doyle che è maledetta.

Ho amato lo stile del racconto, narrato in prima persona da Noemì: questa narrazione è perfetta soprattutto quando si tratta di raccontae i sogni inquietanti di cui la protagonista soffre, fino ad arrivare ormai a un momento in cui non si riesce più a distinguere il sogno dalla realtà.

La trama non era quella che mi aspettavo, e devo dire che non è perfetta: ci sono cose che non ho capito e che potevano essere spiegate molto meglio, ma alla fine tutto ha un senso e il colpo di scena l'ho trovato davvero molto originale. 
Quello che per me è stata la parte più bella della storia sono stati i personaggi: Noemì potrebbe sembrare la solita ragazza viziata che pensa solo all'aspetto fisico e a divertirsi, ma invece è forte, attaccata alla famiglia e coraggiosa, un monito di non giudicare mai dalle apparenze, e gli altri personaggi della storia sono descritti perfettamente, tanto che danno l'inquetudine necessaria alla trama.

Il mio personaggio preferito è stato sicuramente Francis, un ragazzo dolce e timido, che viene oppresso dalla famiglia ma che ha la forza per affrontarla. Ho adorato il suo rapporto con Noemì e penso che entra subito di diritto nella lista dei miei bookish boyfriends preferiti!
 
Il libro, oltre ad essere un horror gotico, nasconde sotto di sè tante altre tematiche: il femminismo e il razzismo. I Doyle infatti sono una famiglia dalla struttura patriarcale dove il capofamiglia prende tutte le decisioni e dove le donne, considerate solo come mogli e madri, sono sottomesse ai mariti. Howard Doyle inoltre è molto esperto di genetica e considera la sua famiglia e ovviamente tutta la razza bianca "superiore" a quella degli abitanti "rozzi" del Messico. Noemì ovviamente rappresenta tutto il contrario e lotta contro questa famiglia per difendere se stessa e sua cugina.

Mexican Gothic è una storia affascinante, ricca di mistero, a cui mi sono appassionata moltissimo e che spero possa colpire anche voi come ha fatto breccia nel mio cuore.
Ringrazio chi ha letto la recensione e vi suggerisco di passare anche dalle altre ragazze del Review Party!
Buona lettura!
 






mercoledì 3 novembre 2021

Recensione: "Ponte di anime" di Victoria Schwab

 


Buongiorno lettori!
Come state?
Qui a Milano c'è una pioggia fortissima ed è una giornata proprio tetra.
Però è il mio onomastico!
Comunque, non è perfetto leggere una storia di fantasmi con questo buio? Magari con una tazza di té e una calda copertina...

Scopriamo il libro di oggi! Il terzo della trilogia di Cassidy Blake!
Attenzione, potrebbero esserci spoiler dei libri precedenti. 
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Titolo: Ponte di anime (Cassidy Blake #3)
Autrice: Victoria Schwab 
Traduttrice: Marina Calvaresi
Casa editrice: Mondadori
Collana: Oscar fantastica
Data di uscita: 26 ottobre 2021
Pagine: 352
Prezzo: 15 euro

Trama: Sia come sia, Cass potrebbe avere un talento per scovare gli spiriti inquieti. Insieme a Jacob, il suo migliore amico fantasma, è sopravvissuta a due città infestate mentre era in viaggio per il programma televisivo dei suoi genitori. Tuttavia nulla potrebbe prepararla a quel che la attende a New Orleans, un luogo che pullula di antiche magie, società segrete e terrificanti sedute spiritiche. Ma la sorpresa più terribile è un nemico che Cass non avrebbe mai sospettato di dover affrontare: un messaggero della Morte in persona. Sarà all'altezza della sfida? E a cosa dovrà rinunciare per vincerla?
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Sono molto triste che la mia avventura con la trilogia di Cassidy Blake si concluda con questo ultimo volume, Ponte di anime. 
Questi libri infatti, seppur middlegrade, sono stati una bellissima compagnia e ho adorato leggere le avventure di Cassidy, Jacob e Lara, contentissima soprattutto che quest'ultimo personaggio abbia continuato ad apparire dopo il primo volume. 

Alla fine di Tunnel di Ossa Cassidy ha avuto una lugubre visione: una figura vagamente umana con una maschera a forma di teschio, che come un Dissennatore di Harry Potter l'ha spaventata a morte, facendola svenire terrorizzata.
Il ricordo di quella visione la tormenta anche a New Orleans, la città successiva dei Fantadetective: i suoi genitori infatti stanno filmando una serie tv in cui parlano delle città più infestate del mondo, e l'ultima tappa è proprio la multietnica New Orleans, patria del voodoo e del jazz. 
In contatto con la sua amica Lara, Cassidy scopre che quella figura così terrificante non è altro che un emissario della Morte, che vuole riportare l'equilibrio. Cassidy infatti sopravvivendo alla Morte, l'ha truffata e ingannata, e la Morte vuole riprendersi quello che le spetta. 

Come gli altri volumi della trilogia, Ponte di anime si conferma un romanzo gradevole, ben scritto e dalla trama molto interessante, con ricchi colpi di scena.
Essendo ambientato a New Orleans, ed essendo super fan de La principessa e il ranocchio, classico d'animazione della Disney, avrei però preferito che la trama fosse maggiormente incentrata sul voodoo, un tipo di magia e conoscenza molto pericolosa e che mi affascina terribilmente. 
Perché scegliere proprio New Orleans se poi non sfrutti il voodoo? Onestamente a parte qualche riferimento culturale, questo volume poteva essere ambientato in qualsiasi altra città del mondo, ed in questo senso sono rimasta abbastanza delusa. 

Non era la trama che mi aspettavo, ma la scrittura così gradevole e i personaggi che adoro mi hanno comunque conquistata. 

Consiglio davvero a tutti di leggere la trilogia di Cassidy Blake durante Halloween. Si tratta infatti di romanzi molto brevi che si leggono velocemente, ma allo stesso tempo molto molto belli che vi accompagneranno in una "fantasmatica" avventura!
Non lasciatevi dissuadere dal fatto che sono per bambini, perché non hanno nulla da invidiare a molte altre storie che ci sono sul mercato.

Vi auguro una buona lettura!
Alla prossima recensione!


Silvia