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martedì 26 maggio 2020

REVIEW PARTY: Ballata dell'usignolo e del serpente


Titolo: Hunger Games. Ballata dell'usignolo e del serpente 
Autore: Suzanne Collins
Casa editrice: Mondadori
Anno edizione: 2020
Pagine: 480
Prezzo di copertina: 22,00 euro

[Ringrazio la Mondadori per la copia omaggio del libro per una mia recensione onesta e sincera]

Voto: 3/5


Il mondo di Panem sessantaquattro anni prima degli eventi che hanno visto protagonista Katniss Everdeen. Tutto ha inizio la mattina della mietitura dei Decimi Hunger Games...
L'ambizione lo nutre. La competizione lo guida. Ma il potere ha un prezzo.
È la mattina della mietitura che inaugura la decima edizione degli Hunger Games. A Capitol City, il diciottenne Coriolanus Snow si sta preparando con cura: è stato chiamato a partecipare ai Giochi in qualità di mentore e sa bene che questa potrebbe essere la sua unica possibilità di accedere alla gloria. La casata degli Snow, un tempo potente, sta attraversando la sua ora più buia. Il destino del buon nome degli Snow è nelle mani di Coriolanus: l'unica, esile, possibilità di riportarlo all'antico splendore risiede nella capacità del ragazzo di essere più affascinante, più persuasivo e più astuto dei suoi avversari e di condurre così il suo tributo alla vittoria. Sulla carta, però, tutto è contro di lui: non solo gli è stato assegnato il distretto più debole, il 12, ma in sorte gli è toccata la femmina della coppia di tributi. I destini dei due giovani, a questo punto, sono intrecciati in modo indissolubile. D'ora in avanti, ogni scelta di Coriolanus influenzerà inevitabilmente i possibili successi o insuccessi della ragazza. Dentro l'arena avrà luogo un duello all'ultimo sangue, ma fuori dall'arena Coriolanus inizierà a provare qualcosa per il suo tributo e sarà costretto a scegliere tra la necessità di seguire le regole e il desiderio di sopravvivere, costi quel che costi.

Questo libro per me rimane un mistero. Non avevo grandi aspettative quando l'autrice lo aveva annunciato, nonostante il mio interesse si fosse notevolmente alzato quando ho saputo che avremmo visto un lato diverso del presidente Snow, addirittura innamorato del proprio tributo agli Hunger Games... In generale, forse continuo a pensare che avrei preferito altre storie, che il presidente Snow non sarebbe stata la scelta a cui avrei puntato io, ma sono contenta di essere tornata in questo mondo, che amo particolarmente. 
Questo libro per me rimane un mistero perché non ho assolutamente idea di come giudicarlo, visto che non riesco nemmeno a decidere se mi sia piaciuto o no. 
La storia è davvero molto interessante, osserviamo infatti il giovane Coriolanus come mentore nell'arena, che cerca di tenere alto il nome degli Snow, di tenere in alto il suo onore, mentre però dall'altra parte cerca anche di tenere vivo il proprio tributo con ogni mezzo possibile. 
Il personaggio di Coriolanus Snow è un altro mistero che il libro ci presenta: per chi ha letto la prima trilogia, infatti, il presidente Snow è un uomo senza cuore, l'uomo che uccide e tortura, ed è così difficile all'inizio collegarlo con il povero ragazzo che ci troviamo di fronte, che crede forse ancora ingenuamente nella bontà dell'essere umano e che nelle sue azioni cerca ancora di essere onorevole. 
Il suo è un viaggio, un viaggio che lo trasformerà e lo porterà sempre più vicino a comprendere la natura degli esseri umani e lo scopo degli Hunger Games, che lo porterà ad essere quell'individuo che noi conosciamo. 
All'inizio, infatti, il libro ci presenta uno scenario molto diverso rispetto a quello cui siamo abituati: Capitol City non è ancora quella grande città, ricca e prosperosa, che siamo abituati a vedere con gli occhi di Katniss. La guerra è finita solo pochi anni prima e gli abitanti soffrono ancora la povertà e la fame. Così la famiglia Snow, che ha perso tutto in guerra. 
Coriolanus quindi all'inizio del libro è un ragazzo povero, orfano, che vive con la nonna e la cugina nella vecchia casa di famiglia, ormai spoglia di tutte le ricchezze. 
Gli Hunger Games sono stati istituiti solo da 10 anni e scordatevi tutta la tecnologia degli strateghi e un'arena super organizzata: i ragazzini vengono affamati, rinchiusi nelle gabbie degli zoo e poi buttati in un'arena dove possono uccidersi con delle armi. Fine. Gli Hunger Games non sono ancora quello spettacolo che gli abitanti della città aspettano con trepidante attesa, anzi, molti non ne comprendono lo scopo e pure tra gli stessi mentori ci sono persone che trovano questa punizione brutale. 
Il libro infatti ci permette di vedere la nascita degli Hunger Games come li conosciamo e a comprendere il loro scopo. 
All'inizio del libro infatti troviamo diverse citazioni di filosofi e grandi scrittori sullo stato di natura, su come gli uomini devono vivere, se l'umanità può vivere senza leggi o meno. 
Il libro infatti è permeato da questo pensiero filosofico: l'umanità può vivere senza leggi, senza un controllo forte centralizzato che lo controlla, o senza di esso le persone vivrebbero senza morale come dei barbari?
Coriolanus riflette proprio su questi temi durante tutto il libro e alla fine arriva alla conclusione che gli Hunger Games, di cui prima non capiva l'utilità, sono necessari e che il mondo ha bisogno del controllo di Capitol City o finirebbe nel caos. 

In generale quindi il libro è molto interessante, perché riflette su chi è davvero l'uomo e su cosa può fare nel momento della disperazione, ma non mi ha propriamente convinto, dal momento che ci sono stati parti che ho ritenuto poco interessanti. In generale ho trovato il libro troppo lungo, forse eccessivo in diverse parti che potevano essere espresse in meno pagine. 
Il finale però mi ha colpito moltissimo, perché proprio non me l'aspettavo, ma è stata la parte che ho preferito dell'intero libro. 
I personaggi, però, onestamente non mi hanno convinto: Coriolanus è forse quello scritto meglio, ma inizialmente ero molto scettica perché troppo eccessivamente diverso dallo Snow a cui siamo abituati a pensare, Seianus Plinth, amico di Coriolanus e anche lui mentore, è un personaggio molto interessante perchè, nato e cresciuto nel ditretto 2 e poi trasferitosi a Capitol City, si sente ancora un abitante dei distretti ed è sicuramente il personaggio che presenta maggiori dilemmi morali all'interno del libro. 
Il personaggio più strano però è stato sicuramente il tributo del distretto 12, Lucy Gray Bird, di cui Coriolanus si innamora. Lucy Gray è un personaggio ambiguo, che non ho capito fino in fondo. Lei fa parte di una famiglia allargata chiamata Covey, di musicisti erranti, e impressiona le persone alla mietitura cantando una canzone. L'eccessivo uso di musica e canzoni all'interno del libro e questo personaggio così particolare sono forse le cose che ho apprezzato meno. 
Ho apprezzato però i diversi legami che la Collins ha tentato di creare tra la trilogia di Hunger Games e questo libro, per esempio con la ripresa della canzone "L'albero degli impiccati" e altre piccole cose che se si ha letto i libri si possono apprezzare. 

In generale, il mio consiglio non può che essere, se siete fan di questa saga, di prendere in mano il libro e decidere da soli se vi piace o meno, perché credo sia uno di quei libri che puoi o amare o odiare terribilmente.
Io continuo a ritenerlo un libro nè bello nè brutto, con delle parti molto interessanti e altre molto noiose, ma il messaggio che vuole mandare mi ha molto colpito ed è per questo che, alla fine, ritengo possa essere considerato un buon libro. 

lunedì 18 maggio 2020

REVIEW PARTY: Il canto della rivolta di Suzanne Collins



Titolo: Hunger Games. Il canto della rivolta
Autore: Suzanne Collins
Casa editrice: Mondadori
Anno edizione: 2019
Pagine: 432

Voto: 3.5/5 

Katniss è stata salvata dall'arena e adesso si trova nel Distretto 13, che in tutti questi anni, creduto completamente distrutto, ha in verità tramato per far nascere una ribellione e far cadere Capitol City. Per far questo, la presidente Coin ha bisogno che Katniss accetti il suo ruolo di ispiratrice come Ghiandaia Imitatrice e che spinga gli altri distretti a ribellarsi; ma Katniss è uno spirito libero, è testarda, e dopo essere stata una pedina degli Hunger Games non se la sente di essere controllata ancora, per non parlare poi del fatto che Peeta è caduto in mano nemica, e Katniss non fa che pensare a cosa possa stare subendo.
Alla fine la ragazza, dopo il bombardamento che ha distrutto il suo distretto e tutte le morti che ha visto compiersi, accetta che la guerra è l'unico modo per vincere e abbraccia il ruolo che la presidente Coin vuole per lei, ma ad una condizione: la vita di Peeta e degli altri vincitori imprigionati a Capitol City deve essere risparmiata.


Quando lessi per la prima volta l'ultimo libro della trilogia, rimasi molto delusa; il libro non aveva raggiunto le mie aspettative e l'avevo trovato molto confusionario. Devo ammettere, però, che quando lo lessi probabilmente non ero pronta a leggere un romanzo così profondamente politico, quando i primi due romanzi erano due classici distopici adolescenziali.
In questo romanzo, infatti, la Collins aumenta il livello dello trama: ci troviamo di fronte alla guerra, ad una guerra vera dove, a differenza dei classici romanzi per ragazzi, le divisioni tra buoni e cattivi non sono nette. Prendiamo per esempio il personaggio di Gale, che io onestamente apprezzo molto poco. Nei primi due romanzi Gale è il migliore amico di Katniss, è innamorato di lei e mentre la ragazza si trova nell'arena aiuta la madre di lei e la sorellina Prim a sopravvivere. Non apprezza, come tutti, il dominio di Capitol City, ma rispetto ad altre persone si spinge oltre, arrivando a pensare come il nemico. In questo terzo romanzo, Gale diventa un membro essenziale della resistenza, un soldato provetto, ma purtroppo, seppure sia dalla parte dei "buoni", anche molto guerrafondaio e crudele: i suoi piani infatti prevedono che tra le fila nemiche ci siano solo morti, nessun sopravvissuto, e inventa delle bombe particolari che premono sulla pietà degli esseri umani: per esempio delle bombe che assomigliano ad aiuti umanitari e che esplodono una seconda volta, quando arrivano i soccorritori.
Chi sono davvero i buoni e i cattivi? In questo romanzo nulla è come sembra, realtà e finzione si intrecciano a vicenda e fino alla fine non riusciamo a capire cosa è reale e cosa non lo è, perché è la stessa Katniss a non riuscire a comprenderlo: la Coin, la presidente del Distretto 13, è davvero una persona buona, o è solo l'ultima di una sfilza di persone che vuole solo sfruttarla, farla diventare un burattino nelle sue mani, per poi disfarsene quando non servirà più a nulla? Quanto assomiglia al presidente Snow?

Credo che il problema principale di questo libro sia proprio il fatto che abbiamo solamente il punto di vista di Katniss, che per molta parte del libro è mentalmente confusa e non interessata a ciò che le succede intorno, o al contrario non ne viene a conoscenza perché tenuta all'oscuro, quindi alla fine non capiamo nulla di questa ribellione, tranne il fatto che forse il Distretto 13 non è buono come sembra. 
In questo romanzo, però, abbiamo la possibilità di osservare meglio i personaggi e i rapporti che si creano tra di loro. Tutti i personaggi creati da Suzanne Collins, infatti, non sono piatti o monodimensionali, ma ricchi di sfaccettature; e forse la sua creazione migliore è proprio Katniss, che non è stata molto amata in passato perché forse troppo diversa dai soliti personaggi femminili, così forti e così amabili. Katniss lotta per sopravvivere, la sua sopravvivenza e quella delle persone che ama contano più del resto, più della vita delle altre persone; la sua coscienza non è pulita, è una persona buona ma certe volte fa delle scelte non propriamente giuste, e il suo amore, sia per Peeta che per Gale, è un amore molto egoista.
Altri personaggi molto interessanti sono sicuramente Prim, la sorellina di Katniss, che in questo libro si dimostra molto cresciuta rispetto bambina che abbiamo visto in Hunger Games: Prim infatti, come afferma la stessa Katniss, sembra aver preso tutte le qualità migliori della famiglia: è dolce e buona come il padre, è un bravo medico come la madre, ed è inoltre molto matura e coraggiosa; molto interessante è anche Haymitch, il mentore di Katniss e Peeta agli Hunger Games, di cui in questi libri scopriamo molto di più sul suo passato e sulle sofferenze che lo affliggono e che lo hanno portato all'alcolismo. 
Il rapporto che Katniss e Haymitch condividono è uno dei più interessanti del libro, dal momento che i due si assomigliano davvero molto e, seppure non sempre in armonia, si comprendono come nessun altro riesce a fare. 
Molto interessante in questo libro, inoltre, è stata la scelta dell'autrice di raccontare le malattie mentali. Molto lontano dall'essere un semplice libro per ragazzi, le sofferenze dei vincitori delle scorse edizioni degli Hunger Games e delle torture subite a Capitol City sono molto ben descritte e non vengono assolutamente sminuite. Pensiamo per esempio al personaggio di Annie Cresta, la fidanzata di Finnick Odair, oppure al personaggio di Peeta, esempio lampante di quello che può succedere alle persone che vengono torturate durante la guerra. 
Peeta infatti, in mano al presidente Snow, viene torturato in modo così brutale da venire "deviato": tutti i ricordi positivi che lui associa a Katniss vengono rimpiazzati dall'odio, e il ragazzo inizia ad odiare e a disprezzare la persona che per lui era la più importante al mondo. 
Vedere questo cambiamento in Peeta mi ha fatto soffrire davvero tanto, perché il personaggio migliore della trilogia, quel ragazzo buono e dolce come il pane viene trasformato in un'arma contro la ribellione. Amando poi la coppia formata da Peeta e Katniss, è stata davvero molto dura leggere le loro scene insieme, dal momento che Katniss, anche se non l'ha ancora compreso fino in fondo, ama il ragazzo del pane, l'unica persona che sembrava vedere in lei qualcosa di buono, qualcosa che nemmeno lei riusciva a vedere. 

Nonostante abbia trovato questo romanzo molto particolare e molto più interessante rispetto alla prima volta che l'ho letto, ritengo che potesse essere scritto molto meglio, ma forse era proprio intenzione dell'autrice lasciare una libera interpretazione.
Nonostante questo, sono stata molto felice di rileggere questa saga, e non vedo l'ora di vedere cosa succederà con il romanzo prequel basato sulla giovinezza del presidente Snow.

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domenica 17 maggio 2020

REVIEW PARTY: La ragazza di fuoco di Suzanne Collins


Titolo: Hunger Games. La ragazza di fuoco
Autore: Suzanne Collins
Casa editrice: Mondadori

Anno edizione: 2019
Pagine: 384
Link IBS


Voto: 4/5 



Katniss è riuscita a sopravvivere agli Hunger Games e, per Capitol City, lei e Peeta sono la coppia dei sogni: purtroppo però non tutto è rose e fiori: lo scherzetto con le bacche fatto dalla ragazza nell'ultima arena ha fatto scoppiare la miccia di una rivoluzione, che, se non domata, può portare alla nascita della rivolta nei distretti di Panem. 

Il presidente Snow così si presenta a casa di Katniss e le dà un ultimatum: durante il Tour della Vittoria deve cercare di far credere di essere davvero innamorata di Peeta, convincere le persone che il suo gesto non è stato un atto premeditato contro Capitol City, ma il gesto disperato di una ragazza innamorata, oppure ci saranno delle conseguenze. 
Katniss deve così cercare di rimediare al suo errore, ma nulla di quello che fa sembra funzionare e, come se non bastasse, si avvicina pericolosamente l'Edizione della Memoria degli Hunger Games. La ragazza di fuoco è davvero al sicuro come pensa? 

Se me lo aveste chiesto anni fa, vi avrei detto che senza dubbio La ragazza di fuoco era il mio libro preferito della trilogia. I motivi sarebbero stati tanti: la costruzione dell'arena a forma di orologio, spettacolare; la presentazione di uno dei personaggi più belli dell'intera saga: Finnick Odair; e soprattutto quella che nel fandom e dagli amanti della coppia Katniss/Peeta viene comunemente chiamata "the beach scene", la scena della spiaggia. Se lo avete letto, capirete.
Poi mi sono resa conto che tutte queste cose accadono praticamente alla fine del libro, nelle ultime 100 pagine e che non mi ricordavo assolutamente cosa succedeva prima. E se devo essere onesta, non lo ricordo nemmeno adesso, quando ho appena riletto il libro. La prima parte del romanzo infatti è abbastanza dimenticabile, lenta e piuttosto noiosa, diciamo poco avvincente. Si parla del rapporto di Katniss con Peeta, che dopo aver scoperto che Katniss fingeva di essere innamorata di lui inizia ad avere con la ragazza un rapporto più freddo, e poi del suo rapporto con Gale, l'amico di infanzia innamorato di lei e che non ha apprezzato il rapporto amoroso instauratosi nell'arena. 
Viene poi descritto il cambiamento che avviene nel distretto 12, dove arrivano nuovi Pacificatori (le guardie armate) e il cui nuovo capo instaura un regime di terrore e di dolore, distruggendo il mercato illegale, il Forno, e punendo tutte le persone sorprese a commettere un crimine.
Katniss deve fingere di essere innamorata di Peeta e il ragazzo, davanti alle telecamere di Capitol City, le chiede di sposarlo. Sarà proprio il giorno in cui verrà scelto l'abito da sposa che Katniss dovrà indossare che avviene un'inaspettato colpo di scena: i tributi della settantacinquesima edizione degli Hunger Games verranno scelti tra i vincitori ancora in vita e questo vuol dire solo una cosa: Katniss dovrà tornare nell'arena. 
Da qui incomincia quella che onestamente penso sia la parte più bella del libro: l'incontro con i "vecchi" tributi come appunto Finnick e Mags del distretto 4, Johanna Mason del distretto 7 e gli strani tributi del distretto 3, chiamati ironicamente "Rotella" e "Lampadina". 
L'arena è assolutamente la parte più bella è interessante del libro e credo che nella sua ideazione la Collins si sia assolutamente superata. L'arena infatti è un'orologio, diviso in 12 settori in cui ad ogni ora avviene una minaccia diversa che può essere la caduta di una pioggia di sangue o l'attacco di scimmie ibridi. 
Questa parte è stata assolutamente la mia preferita e l'ho letta tutto d'un fiato e credo che il libro si sia ripreso proprio grazie a questa parte.
Rileggendolo adesso infatti mi chiedo come ho potuto considerarlo per anni il mio libro preferito della trilogia, perché, nonostante questa parte sia fantastica, l'inizio è molto lento, mentre Hunger Games è stato dinamico e avvincente dall'inizio alla fine.
In questo libro però ci addentriamo più attentamente nella rivolta in atto contro Capitol City che nel primo libro era solamente accennato, ed è interessante leggere il punto di vista di Katniss, che a suo malgrado, senza esserne informata e senza che lo voglia, diventa ormai parte fondamentale della ribellione e il suo portafortuna, la ghiandaia imitatrice, viene utilizzato come simbolo della rivoluzione. I distretti infatti ormai sono in rivolta, la scintilla è scattata e Katniss non ha altra scelta se non accettare il suo destino. 

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venerdì 15 maggio 2020

REVIEW PARTY: Hunger Games di Suzanne Collins





Titolo: Hunger Games
Autore: Suzanne Collins 
Casa editrice: Mondadori
Anno edizione: 2016
Pagine: 418
Link IBS

Voto: 5/5 



La prima volta che lessi Hunger Games avevo sedici anni, era il 2012 e dopo Harry Potter e Twilight non avevo trovato altri libri che mi avessero ossessionato a tal punto da tenermi sveglia la notte. Mi ricordo che lessi questo libro dalla copertina nera avidamente, inizialmente un po' restia per il fatto che il libro fosse scritto in prima persona, ma poi sempre più interessata finché il libro non mi ha preso talmente tanto che non riuscivo a posarlo. 

La protagonista del romanzo è Katniss, una ragazza di sedici anni che vive nel Distretto 12, il distretto più povero dello stato di Panem, creatosi dopo una guerra che ha distrutto gli Stati Uniti d'America. Lo stato di Panem è guidato dalla capitale, Capitol City, circondata da dodici distretti che le procurano tutti i beni materiali che necessita. Il libro infatti è ambientato in un futuro distopico, dove, per punire i distretti che anni or sono si erano ribellati al controllo di Capitol City, sono stati indetti gli Hunger Games, dei giochi della fame in cui due tributi per ogni distretto, un maschio e una femmina, devono uccidersi l'un l'altro in un'arena affinché ci sia un solo vincitore finale, che verrà ricoperto di gloria e onori. 

Per salvare sua sorella, Katniss si offre volontaria come tributo, e da quel momento tutta la sua vita cambia. 



Il libro è un romanzo crudo, dallo stile semplice e lineare. Tutta la storia ci viene narrata dalla protagonista in prima persona, e devo dire che ciò che mi colpì molto la prima volta che lo lessi era la diversità di questo personaggio rispetto ai soliti protagonisti. Katniss non cerca l'approvazione, o l'amore, in un mondo che cerca di distruggerti, lei cerca semplicemente di sopravvivere giorno per giorno, cacciando nei boschi e cercando di procacciarsi più cibo possibile per sfamare sua madre e la piccola sorellina, Prim. 

Katniss è sveglia, furba, non è un personaggio che potremmo definire "addomesticato", è più simile ad un gatto selvatico, che lotta per la sopravvivenza e non è abituato a ricevere carezze o trattamenti di favore. 

Al contrario, Peeta, l'altro tributo del distretto 12 e co-protagonista del romanzo, è un ragazzo dolce e buono, che rifiuta di piegarsi alla bestialità che gli Hunger Games impongono e che più di ogni altra cosa desidera rimanere se stesso. 

La loro relazione mi ha colpito profondamente fin dalla prima volta che ho letto il libro, e nonostante con questa rilettura sapessi già tutti i colpi di scena, sono rimasta con il fiato sospeso.

I libro si legge con una facilità impressionante, nonostante il tema non sia così leggero, anzi, ma l'abilità della scrittrice è tale che una pagina tira l'altra e non riesci ad abbondare questa storia impressionante, ricca di sangue e morte. 

L'unico difetto, difetto che in verità noto in tutti i romanzi che utilizzano la prima persona, o si concentrano sul punto di vista di un solo personaggio, è la mancanza di una panoramica generale della storia; perché nonostante leggere dal punto di vista di Katniss sia molto utile per immedesimarsi nella storia, mi sarebbe piaciuto leggere anche i pensieri degli altri personaggi, in modo tale da avere più dettagli sulla storia, perché già dall'inizio si intuisce che sotto i comportamenti di alcune persone di Capitol City si nasconde qualcosa, l'inizio di una ribellione di cui Katniss sarà la protagonista involontaria.
Ogni volta che leggo questo libro, mi colpisce la descrizione che l'autrice fa dell'universo di Panem, della fame e della disperazione che regna nei distretti, dove le persone vengono controllate da delle guardie armate, chiamate "pacificatori", e al contrario dell'opulenza che regna a Capitol City, una città assolutamente sbalorditiva, dotata di una tecnologia strabiliante e i cui abitanti danno sfogo ad ogni eccesso possibile, senza preoccuparsi che i loro figli possano combattere negli Hunger Games. 
Questa parte purtroppo dura poco, perché la maggior parte del libro si svolge nell'arena, un'altra invenzione straordinaria dell'autrice. 

In questa parte possiamo osservare le abilità di sopravvivenza di Katniss e la sua amicizia, forse la parte più tenera e commovente del libro, con la piccola Rue, proveniente dal distretto 11, a cui Katniss si affezione perché ha la stessa età della sua sorellina, Prim.
Rue infatti ha appena 12 anni, ma è molto scaltra ed intelligente; aiuta Katniss nell'arena e le due diventano inseparabili, creando un'alleanza estranea alle logiche dell'arena, e che, inaspettatamente, sarà per Katniss proprio l'inizio del suo ruolo come ghiandaia imitatrice, il momento in cui inizia a sfidare Capitol City e il presidente Snow. 
I rapporti tra i vari concorrenti sono infatti molto interessanti: mentre da una parte si formano i favoriti: i tributi provenienti dai distretti 1, 2 e 4, i distretti più ricchi in cui i ragazzi e le ragazze si allenano già in tenera età per partecipare ai giochi, dall'altra ci sono gli altri tributi, che sono per lo più inesperti e destinati a morire. 
Normalmente i tributi del distretto 12 non sopravvivono perché denutriti e incapaci di impugnare le armi. L'unico mentore sui cui Katniss e Peeta possono contare è infatti Haymitch Abernathy, un alcolizzato che vinse, grazie alla propria intelligenza, i cinquantesimi Hunger Games, la seconda edizione della memoria in cui ci furono il doppio dei tributi. 
Katniss però sa cacciare, è abilissima ad utilizzare l'arco e convince subito il pubblico delle sue capacità ottenendo 11 come punteggio alla prova iniziale. 
La sua sorte però non sarebbe stata così positiva senza l'aiuto di Peeta, che durante l'intervista iniziale con Caesar Flickerman, la voce di Capitol City, rivela di essere innamorato di lei. Questa mossa salva Katniss dal momento che il pubblico si appassiona alla loro storia d'amore, agli "amanti sventurati del distretto 12" e li aiuta e supporta durante il loro percorso nell'arena.
Il rapporto che si instaura in questo libro tra Katniss e Peeta è meraviglioso (ho sempre preferito Peeta a Gale, l'amico di infanzia di Katniss, onestamente) e Peeta rimarrà uno dei miei personaggi preferiti maschili di sempre. Lui infatti è un'anima buona e pura, così diversa rispetto a quella di Katniss. Lui è davvero innamorato di lei e durante gli Hunger Games fa di tutto per aiutarla e tenerla in vita. 

Alla fine, sono felicissima di aver riletto questo libro perché mi ha ricordato il capolavoro che è e il meritato successo che ha avuto. 
Nel tempo infatti pensavo che i bei ricordi che mi legavano a questo libro fossero, beh, effettivamente dei ricordi, mentre questa rilettura mi ha confermato che il libro è effettivamente un capolavoro e merita di essere considerato uno dei più bei libri degli ultimi vent'anni. 

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