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martedì 4 agosto 2020

Review Party: Monstress vol. 1: Risveglio


Buongiorno lettori!
Oggi sarebbe il mio primo giorno di vacanza, ma non mi fermo assolutamente con le recensioni. 
Per celebrare l'uscita del quarto volume di Monstress, vi presento l'inizio di una serie di fumetti molto particolari editi dalla Oscar Ink. 
Ringrazio Nia di Cronache di Lettrici Accanite per aver organizzato l'evento e la Mondadori per averci fornito il file del libro per una recensione onesta e sincera. 



Titolo: Monstress. Volume uno. Risveglio
Autore Marjorie Liu & Sana Takeda
Editore: Mondadori
Collana: Oscar Ink
Data di uscita: 16 maggio 2017
Pagine: 208
Prezzo: 19 euro 

Voto: 3/5 

Marika è una sopravvissuta. La guerra si è presa il suo braccio sinistro. Ora lo spaventoso potere che è in lei vuole prendersi il resto. Tra steampunk e Kaiju, l'acclamata, sontuosa, magnifica rivelazione del fumetto nippo-americano
«Uno splendido racconto di magio e paura, crudeltà e sottomissione, che rivela cosa sia la natura umana e quali mostri alberghino in tutti noi. E poi ci sono i gatti, alcuni fra i più belli mai visti in un fumetto. Un gioiello.» - Neil Gaiman
Ambientato in una ucronica e suggestiva società asiatica matriarcale del primo Novecento, "Monstress" combina elementi del genere giapponese "kaiju" (quello dei mostri giganti e potentissimi come Godzilla) con contaminazioni estetiche di sapore steampunk.
Monstress è una graphic novel cruda e violenta, ma molto molto particolare.
 La storia inizia in medias res quando la protagonista, Maika Halfwolf, per ricevere delle risposte su sua madre e sulla sua vita entra come prigioniera e schiava nel palazzo delle cumae, in pratica delle streghe che utilizzano i corpi degli arcanici per ottenere un liquido molto potente in grado di curare le ferite e di compiere molti altri benefici. 
Questo mondo infatti è abitato dagli umani, dagli arcanici (delle creature molto particolari che possono presentarsi con caratteristiche fisiche differenti), che sono in lotta tra di loro, e poi dagli antichi dei, che però dormono e sono indifferenti a quello che succede.

All'inizio la storia è davvero poco comprensibile, da una parte perché inizia tutto all'improvviso e le autrici non ti danno modo di capire l'universo in cui ci troviamo, e anche quando le cose iniziano ad essere spiegate restano davvero molto confuse, dall'altra perché la stessa protagonista non ricorda molto del suo passato; ma in generale ho trovato le spiegazioni che hanno dato poco comprensibili. 

La trama in generale è molto confusionaria, ma i dialoghi sono scritti molto bene ed è sicuramente una graphic novel fantasy con elementi steampunk molto interessante, come non se ne vedono molte in giro, nonostante alcuni elementi che sono classici del genere. Maika infatti ha perso la memoria, ha solo una fotografia per ricordarle quello che sa sulla madre e cerca delle risposte. 
Ma, soprattutto, vuole capire cosa risiede dentro di lei, che ha tanta fame e la fa diventare un mostro. 

Maika è una ragazza singolare per essere un'arcanica: i suoi tratti sono umani, a parte un tatuaggio particolare posto sul petto, e durante la guerra è stata fatta schiava e ha perso parte del braccio. Nonostante questo è una guerriera formidabile e riesce senza problemi ad affrontare le streghe che hanno catturato molti arcanici, tra cui Kippa, un'adorabile bambina con tratti da volpe che decide di seguire questa ragazza così strana. 
Durante la loro fuga incontrano Master Ren, un gatto mandato a cercare Maika. I gatti infatti sono un'altra delle razze presenti sul territorio e sono molto odiati dalle cumae perché infidi e traditori. 

In generale la graphic novel è interessante e avrebbe ottenuto più punti se fosse stata scritta meglio, secondo il mio punto di vista, ma la cosa più bella di Monstress sono sicuramente i disegni, che uniscono i tratti occidentali con quelli dei manga giapponesi, creando un'unione davvero particolare. I dettagli delle illustrazioni sono fenomenali, i personaggi raffigurati perfettamente, ma anche qui c'è qualcosa che non mi ha del tutto convinto, anche se i disegni mi hanno notevolmente affascinata. 

Sono curiosa adesso di leggere i seguiti e cercare di capire di più sulla storia di Maika, di capire perché lei è diventata così com'è, e soprattutto di capire molto di più di questo mondo fantastico, che purtroppo per me rimane ancora un'incognita. 

Vi ringrazio di aver letto la mia recensione, se vi ho incuriosito leggete anche le recensioni delle altre blogger che hanno partecipato all'evento!



Recensione: Wolfsong - Il canto del lupo


Buongiorno lettori!
Oggi vi lascio sul blog la mia recensione del libro Wolfsong - Il canto del lupo  di TJ Klune. Ringrazio tantissimo Giusy di Divoratori di libri per aver organizzato l' evento e, sopratutto, la Triskell Edizioni per averci fornito la copia ebook del libro per una recensione onesta e sincera. 
Wolfsong è uscito il 27 luglio in tutte le librerie e, se lo comprerete sul loro sito, avrete un 10% di sconto. 

Vi lascio subito con la scheda del libro, la trama e la mia recensione, enjoy!



Titolo: Wolfsong - Il canto del lupo
Serie: Green Creek #1
Autore: TJ Klune
Traduttrice: Alice Arcoleo
Casa editrice: Triskell Edizioni
Collana: Rainbow
Genere: Paranormal
Data di uscita: 27 luglio 2020
Pagine: 548
Prezzo: 15 euro


Voto: 4/5



Ox aveva dodici anni quando suo padre gli impartì una lezione davvero importante. Gli disse che non valeva niente e che la gente non lo avrebbe mai compreso. Poi andò via.Ox aveva sedici anni quando incontrò un ragazzo sulla strada verso casa. Il ragazzo che parlava, parlava e parlava. Soltanto in seguito scoprì che il ragazzo non aveva aperto bocca per quasi due anni prima di quel giorno e che viveva con la famiglia che si era trasferita nell’abitazione in fondo al sentiero.Ox aveva diciassette anni quando scoprì il segreto del ragazzo e il mondo attorno a lui si dipinse di rosso, arancione e viola, di alfa, beta e omega.Ox aveva ventitré anni il giorno in cui la morte arrivò in città, scavandogli un vuoto nella testa e nel cuore. Il ragazzo rincorse il mostro con lo sguardo assetato di vendetta, lasciando Ox a raccogliere i cocci.Sono trascorsi tre anni da quel fatidico giorno… e il ragazzo è tornato. Ma ora quel ragazzo è un uomo e Ox non può più ignorare il canto che ulula tra di loro.

Wolfsong narra la storia di Oxnard Matheson, un ragazzo che a 12 anni vede il padre, un padre che è sempre stato violento e ubriacone, lasciare la loro casa e dargli un ultimo insegnamento: Ox era lento e stupido e le persone lo avrebbero preso costantemente "a calci in culo". 
Nonostante non sia l'esempio del padre perfetto, Ox (che ironicamente in inglese vuol dire "bue", un animale considerato lento e poco sveglio) ama quell'uomo e inizia a credere che potrebbe avere ragione. Ha sua madre, che è la donna più buona e dolce del mondo, ha Gordo, il proprietario dell'officina per cui lavora e i suoi colleghi di lavoro che lo amano come un fratello, ma a scuola Ox non ha amici, viene considerato stupido e la sua stazza incute timore. 
Questo, finché nella casa disabitata di fianco alla sua, vicinissimo ai boschi, torna a vivere la famiglia Bennett e incontra il piccolo Joe, che gli si aggrappa addosso e lo presenta alla famiglia perché "sa di lecca-lecca, pigne, qualcosa di epico e fantastico". 
Ox piano piano diventa membro della famiglia Bennett e viene considerato come un figlio da Elizabeth e Thomas, i genitori di Joe, Kelly e Carter, finché non scopre il loro segreto e diventa, alla fine, indissolubilmente legato loro e parte del branco, nonostante sia umano. 
Inizia però piano piano a prefigurarsi la minaccia di Richard Collins, un essere mostruoso che aveva rapito Joe e lo aveva torturato e spezzato dentro. Desideroso di vendicare la propria famiglia uccisa dagli umani, Richard vuole uccidere Thomas e diventare alfa del territorio dei Bennett, mentre il legame che lega Joe e Ox diventa sempre più forte...

Questo è un romanzo che parla di licantropi, di branco, di amore, di legami. Anche se Ox è umano, lui e sua madre si uniscono al branco dei Bennett, si legano a loro tramite un rapporto che non è comprensibile ad essere umano e iniziano ad allenarsi insieme a loro e, in un certo modo, iniziano a comportarsi come dei lupi, anche se non lo sono. 
Tra le cose che ho amato di più di questo romanzo direi che posso citare proprio il modo in cui nel romanzo l'autore descrive i pensieri che legano i personaggi mentre sono lupi, questo corsivo tutto attaccato che esprime benissimo il pensiero non umano ma istintivo dei lupi quando sono trasformati, un mezzo diretto ma naturale che ho amato tantissimo, perché percepisci l'amore, l'ansia, la preoccupazione che trasudano i loro dialoghi. 

Avrei preferito, però, che i rapporti che legano i licantropi tra di loro, gli alfa, i beta e gli omega, i clan... tutto questo fosse spiegato meglio e non lasciato al caso. Anche il personaggio di Ox è molto particolare e quello che riesce a fare non è spiegabile nemmeno dagli stessi personaggi, che si rendono subito conto che, nonostante Ox non sia un lupo, i suoi comportamenti e le sue reazioni ci vanno vicino ed è diverso da ogni persona abbiano mai incontrato prima. 

Il libro è per la maggior parte del tempo un romanzo ricco di humor e momenti divertenti, avrei letto per ore del rapporto tra Ox e i membri della famiglia Bennett, che essendo licantropi anche da umani si comportano in modo molto strano, considerando fondamentale il tocco e l'olfatto; amano abbracciare e stare molto vicini, praticamente appiccicati, per lasciare il loro odore su Ox. 
La relazione più bella è sicuramente quella tra Ox e Joe, vedere il loro rapporto evolversi, la gelosia, e poi la scoperta del loro amore... è tutto bellissimo ed è un peccato che tutto questo duri troppo poco e poi cambi notevolmente. 
Nonostante questo non mancano anche momenti tristi, anche se onestamente il cattivo non trovo sia riuscito benissimo come l'autore si aspettava e la battaglia finale non mi ha convinto del tutto. 

Il romanzo però alla fine mi è piaciuto molto, anche se ho preferito la prima parte, più frivola, alla seconda; mentre lo stile mi è piaciuto un sacco, anche se talvolta troppo ripetitivo. 

Vi consiglio di recuperare assolutamente questo romanzo se vi piacerebbe leggere una versione di Twilight con i licantropi, ma meno melodrammatica e più autoironica.

Ecco qui la mia recensione!
Ringrazio ancora la Triskell edizioni e vi lascio il banner dell'evento. Vi consiglio di leggere gli approfondimenti e le altre recensioni per scoprire molte altre cose su questo fantastico romanzo!



giovedì 30 luglio 2020

Review Party: Il libro delle meraviglie e altre fantasmagorie


Buongiorno lettori!
Oggi vi lascio sul blog la recensione di due raccolte di racconti contenute nel meraviglioso Oscar Draghi Il libro delle meraviglie e altre fantasmagorie di Lord Dunsany: Il libro delle meraviglie, appunto, e Demoni, uomini e dei.
Lord Dunsany, diciottesimo barone di Dunsany, fu uno scrittore irlandese e nacque a Londra nel 1878. 
I suoi racconti, ambientati in un mondo immaginario con una propria fisionomia e i propri dei, ispirò diversi scrittori di fantasia, tanto che Lovecraft lo definì: "Uno stupendo arazzo fiabesco" e tra gli autori che ne presero ispirazione possiamo citare anche il grande J.R.R. Tolkien. 


Titolo: Il libro delle meraviglie e altre fantasmagorie 
Autore: Lord Dunsany
Curatore: Massimo Scorsone
Casa editrice: Mondadori 
Collana: Oscar draghi
Data di uscita: 30 giugno 2020
Pagine: 648
Prezzo: 25 euro

Voto: 3/5

Il libro delle meraviglie e altre fantasmagorie di Lord Dunsany contiene al suo interno due raccolte di racconti e due romanzi: La figlia del re degli elfi e La maledizione del veggente.
Oggi qui vi lascio la recensione solo delle due raccolte di racconti: Il libro delle meraviglie e Demoni, uomini e dei. 

I racconti di queste due raccolte sono ambientati in un unico universo fantastico nato dalla mente di Lord Dunsany, in un mondo contrapposto a quello ordinario e noioso della Londra contemporanea, dal momento che lo stesso autore, nel momento in cui apre la sua raccolta, afferma: "Vengano, signore e signori che in qualche modo sono stanchi di Londra, vengano con me anche coloro che sono arcistufi del mondo che conosciamo: perché abbiamo nuovi mondi, qui". 
Lord Dunsany quindi ha scritto i suoi racconti per fuggire dalla noia della realtà contemporanea, desiderando portare con sè i suoi concittadini e i lettori di ogni età in mondi nuovi dove esistono creature fantastiche come i centauri, e, soprattutto, esiste la magia. 

Quando ho letto che l'autore era irlandese, non so perché ho immaginato che i racconti fossero ispirati al mito e al folklore irlandese, che io apprezzo davvero tanto, ma quando ho iniziato a leggere i racconti sono stata enormemente delusa, perché nessuno di questi miti era menzionato, ma erano più storie che si ispiravano magari a mondi e culture differenti. Ci sono racconti infatti con protagonisti dei ladri e o dei santoni che mi hanno riportato molto di più alle atmosfere de Le mille e una notte che alla mitologia europea.

Per quanto apprezzi le raccolte di racconti, devo essere onesta e dire che nonostante fossero molto interessanti queste due raccolte non mi hanno colpito moltissimo, anche se non saprei dire per quale motivo. Mi pare forse mancasse una certa uniformità (alcuni racconti infatti erano ispirati maggiormente all'Asia e altri all'Africa, portando più confusione che altro) e inoltre alcuni racconti mi sembravano incompleti e mancanti di un significato finale profondo. 
Inoltre, credo di aver preferito i racconti del secondo libro, dal momento che c'erano delle sezioni maggiormente uniformi in cui i racconti avevano un senso continuo, come quelli dei racconti fantastici di Jorkens, o l'ultima parte che in cui vengono raccontate le storie degli dei di Pegana.

In generale però, non mi hanno colpito moltissimo e solo pochi racconti mi sono rimasti impressi dopo averli letti, anche se sono stati una lettura interessante. 
Lo stile è molto semplice e sono facili da leggere, dato che alcuni racconti sono molto corti. Inoltre fanno il loro lavoro di intrattenere e di trasportare in universi magici e lontani. 
Credo che il racconto che ho preferito sia stata La finestra meravigliosa, ma in verità molti altri racconti erano ben scritti e molto interessanti, nonostante alla fine nessuna delle due raccolte mi abbia colpito nel profondo come hanno fatto altre storie, in primis quelle de Le mille e una notte, che penso resteranno imbattute per quanto riguarda le raccolte di racconti. 

Il volume in se stesso, però, è stupefacente ed è arricchito dalle illustrazioni di Sidney H. Sime, che rendono il libro ancora più bello. 
Se amate le raccolte di racconti e i libri che ti trasportano in mondi fantastici, direi che questo sia il libro perfetto da avere in libreria e da collezionare, soprattutto se volete conoscere un autore che, ormai dimenticato, ha però ispirato i più grandi della letteratura fantastica.  

Se volete leggere le recensioni agli altri volumi mi raccomando recuperate gli articoli degli altri partecipanti all'evento! 
Ringrazio poi moltissimo la Mondadori per averci fornito il file e il libro in cartaceo per poter scrivere la recensione e creare l'evento. 



mercoledì 29 luglio 2020

Recensione: Mary. La ragazza che creò Frankenstein


Titolo: Mary. La ragazza che creò Frankenstein 
Autrice: Linda Bailey
Traduttrice: Eleonora Dorenti
Illustratrice: Jùlia Sardà
Casa editrice: Rizzoli
Data di uscita: 14 luglio 2020
Pagine: 50
Prezzo: 18 euro


Voto: 4/5

Mary è una sognatrice. Immagina cose mai esistite, costruisce castelli in aria. Questa è la sua storia: la storia di come nasce una scrittrice e di come si dà vita a una leggenda.Un racconto da brividi, un antico castello, una creatura senza vita, incredibili scoperte scientifiche e una notte di tempesta. Sono questi gli elementi che Mary, a soli diciotto anni, cuce insieme con ago e filo per dare vita a un personaggio indimenticabile e a uno dei più grandi romanzi di tutti i tempi… Frankenstein.

Mary è una ragazzina che sogna ad occhi aperti e inventa continuamente storie per passare il tempo. Mary è figlia di Mary Wollstonecraft, una donna straordinaria, una delle primi scrittrici femministe, che ha scritto La rivendicazione dei diritti della donna.
Mary non è una ragazza come le altre: è impulsiva, libera, intelligente. A 16 anni scappa con il poeta Percy Bysshe Shelley e percorre l'Europa insieme a lui, finché una sera, quando Mary ha 18 anni, si ritrovano insieme al grande poeta Lord Byron e al medico Polidori in una casa sul lago, durante una notte di tempesta. Lord Byron legge delle storie dell'orrore e alla fine della serata nasce una sfida: dovranno scrivere loro stessi un racconto dell'orrore e decretare il migliore.
Mary all'inizio non ha idee, finché una nuova scoperta scientifica non le fa venire in sogno l'immagine di un uomo composto da pezzi di diversi cadaveri e riportato in vita con l'elettricità. 
La sua storia dell'orrore così prende vita e nove mesi dopo nasce Frankenstein, il romanzo che portò Mary Shelley a diventare famosa. 

In questo libretto illustrato la storia di Mary Shelley e la creazione del mostro di Frankenstein viene narrata attraverso dei disegni meravigliosi, che esprimono perfettamente il sentimento gotico che pervade la storia. 
Ho davvero amato in modo assurdo questi disegni, che rendono perfetto questo piccolo albo illustrato basato sulla prefazione che la stessa Mary scrisse tredici anni dopo l'uscita del libro. 

Mary infatti era una donna unica, figlia di una donna altrettanto unica, che purtroppo morì undici giorni dopo aver dato alla luce la bambina, che non smise mai però di amare e venerare la madre. 


Nonostante sia un libro davvero corto, appena 50 pagine, mi sono davvero innamorata e ringrazio la Rizzoli che ci ha dato la possibilità di leggerlo. Non vedo l'ora di poterlo avere tra le mani e ammirare dal vivo questi disegni, che ti riportano dentro un sogno o una fiaba.

Consiglierei questo piccolo albo a tutti gli amanti di Mary Shelley e della sua storia, ma soprattutto a chi ha dei bambini, per far conoscere loro la storia di una grande donna, che però ha iniziato come molti di noi: solo come una bambina un po' problematica e sognatrice, che si perdeva nelle pagine dei libri. 

Volete leggere altre recensioni? Qui trovate tutti i partecipanti all'evento! Non perdeteveli!


giovedì 23 luglio 2020

Recensione: Middlegame di Seanan McGuire


Titolo: Middlegame
Autrice: Seanan McGuire
Casa editrice: Mondadori 
Collana: Oscar fantastica
Data di uscita: 21 luglio 2020
Pagine: 528
Prezzo: 22 euro



Ecco Roger. Ha un vero dono per le parole, comprende istintivamente ogni linguaggio e sa che è il potere delle storie a regolare i meccanismi dell'universo. Ed ecco Dodger. È la sorella di Roger, la sua gemella per la precisione. Anche lei ha un dono, per i numeri: sono il suo mondo, la sua ossessione, il suo tutto. Qualunque cosa le si presenti alla mente, Dodger la elabora con il potere della matematica. I due fratelli non sono propriamente umani, anche se non lo sanno. Non sono neanche propriamente divini. Non del tutto… non ancora. E poi c'è Reed, esperto alchimista, come la sua progenitrice. È stato lui a dare vita ai gemelli. Non si potrebbe definirlo il loro "padre". Non proprio. Ma come tutti i genitori, per i due ragazzi ha un piano ambizioso: far sì che raggiungano il potere assoluto, e poi reclamarlo per sé. Diventare "dei in Terra" è una cosa possibile. Pregate soltanto che non accada.

Se dovessi scegliere un aggettivo per parlare di questo libro, scegliere la parola "particolare". 
Non è infatti un romanzo come quelli che si leggono di solito: ha qualcosa di diverso, qualcosa di unico, e mentre lo leggevo non riuscivo a non pensare di star leggendo qualcosa che potrebbe essere considerato diverso da ogni altro romanzo in ogni cosa: dalla trama allo stile di scrittura. 
Per questo motivo non penso sia un libro che possa piacere a tutti, proprio per la sua stranezza e vi consiglio magari di leggerne le prime pagine in libreria, prima di decidere di acquistarlo, per capire se quel poco che vedete fa per voi. 

Questa storia parla di due fratelli, Roger e Dodger, che sono stati creati alchemicamente per rappresentare la Dottrina dell'Ethos, il sogno dell'alchimista Asphodel Baker. La sua creazione di sangue e terra, James Reed, dopo averla uccisa ha infatti continuato ad amarla per secoli e a perpetuare le sue conoscenze, ha creato così in laboratorio una serie di cuculi per fare in modo che la Dottrina vivesse e si aprisse in questo modo la strada per la Città Impossibile. 
Roger ha la parola, Dodger la matematica. Sono cresciuti divisi, ma appena scoprono di potersi parlare attraverso un continente solo con la mente diventano inseparabili, come appunto fratello e sorella. 

Lo stile di scrittura è insolito: Seanan McGuire usa una terza persona piatta e estraniante, come se fosse persa nel tempo e nello spazio, che racconta in modo oggettivo, senza lasciarsi appassionare, la storia di Roger e Dodger, Roger e la sua passione per la letteratura e le lingue e Dodger e la sua passione per la matematica e i numeri. 
Nonostante questo linguaggio così particolare, così diretto ma insieme così lontano, l'autrice è riuscita a farmi appassionare a questa storia, e anzi, devo dire che non riesco ad immaginarmi nessun altro stile per questo libro, dove la parola e i suoi mille usi ne fanno da padrone, un libro inondato di parole ma allo stesso tempo giusto, bilanciato dalla matematica. 
Le descrizioni sono minime, dei due protagonisti sappiamo i loro dati fondamentali: l'aspetto fisico e le loro passioni, che ci vengono ripetute più volte, ma in ogni pagina risalta l'amore che i due fratelli provano l'uno per l'altra, qualcosa di potente, ma anche di pericoloso per l'intera umanità. 

Oltre ad avere uno stile particolare che potrebbe scoraggiare le persone ad intraprenderne la lettura, il libro presenta anche una trama abbastanza confusionaria, di cui all'inizio comprendiamo ben poco e che si infittisce mano a mano che il libro continua. 
Si tratta di un libro dove Ordine e Caos sono i protagonisti insieme alla Parola e alla Matematica, e adoro come la scrittrice sia riuscita ad incanalare tutti questi concetti alchemici (l'alchimia infatti ha un ruolo fondamentale nella storia) all'interno della struttura del libro. 
Ammetto di non aver capito i concetti di alchimia neanche adesso finito il libro, ma ho adorato che per farli comprendere l'alchimista A. Baker abbia inventato una storia per bambini diventata un cult della letteratura. Leggere queste parti di un finto libro per bambini che intervallano il libro nei momenti più importanti mi è piaciuto infatti davvero tanto ed è una tecnica che ho sempre apprezzato. 

In definitiva, questo romanzo mi è piaciuto davvero molto nonostante sia rimasta molto stranita durante la lettura, ma non posso dargli un voto completo perché penso che alcune cose potessero essere spiegate meglio, soprattutto per quanto riguarda la teoria della Dottrina e sull'alchimia in generale, su cui ho ancora parecchi dubbi.



FOCUS ON

Letteratura e Matematica sono due tematiche fondamentali all'interno del romanzo. 
Roger infatti è abilissimo con le parole, ne comprende subito il significato, conosce tutti i sinonimi e le metafore per descrivere un determinato oggetto, ed è abilissimo con le lingue, che riesce ad imparare con estrema facilità. La parola di Roger è in grado di trasformare la realtà, se lui lo desidera. 
Dodger invece fin da bambina è bravissima con la matematica, la sua intera esistenza è descritta attraverso i numeri. 

Letteratura e Matematica sembrerebbero due opposti, ma in verità sono molto simili: entrambi infatti sono governati da regole precise, dei linguaggi che non posso essere infranti, ma nonostante questo sono malleabili e possono creare composizioni totalmente differenti tra loro e nello stesso momento bellissime. 
La matematica si è ispirata alle parole, alle lettere. Si arriva infatti a un certo punto nella matematica (punto in cui io non sono mai arrivata, intendiamoci, io sono il Roger di questa situazione) in cui i numeri vengono soppressi e ci sono solamente le lettere; mentre non pensiamo a cosa sarebbe la letteratura senza la matematica.
La letteratura, e soprattutto la poesia, prende infatti per fondamento i numeri. 
Prima che esistesse la poesia del metro libero, i componimenti dovevano e devono avere per essere definiti sonetti, ottave, endecasillabi sciolti... avere un numero rigoroso di versi e di sillabe, quindi si basano sulla matematica. 
Questo perché in passato non c'era una divisione dei saperi come la intendiamo adesso, ma per essere un dotto bisognava avere una conoscenza di ogni campo dello scibile umano e molti dei letterati del passato erano anche uomini di scienza: pensiamo per esempio a Dante Alighieri che ha sparso formule matematiche all'interno delle tre cantiche della Divina Commedia.
Anche adesso, la letteratura prende spunto dalla matematica: pensiamo alle filastrocche, in cui i numeri hanno una funzione fondamentale, oppure alle ninna nanne. 
La letteratura infatti è sempre stato uno dei modi più facili per far capire concetti scientifici, sia ai bambini che agli adulti, e la matematica non ne è esclusa. 
In verità i letterati e i matematici hanno qualcos'altro in comune: aspirano entrambi a comprendere il mondo e la realtà, come affermano gli autori del libro Letteratura e matematica, un libro che vi consiglio di recuperare se, anche voi come me, siete curiosi di comprendere cosa lega queste due discipline all'apparenza opposte, ma in verità strettamente legate. 


Se siete arrivati alla fine di questa recensione, vi ringrazio!
Spero di avervi incuriosito e se leggerete questo libro, o lo avete già letto, fatemi sapere cosa ne pensate!
Leggete anche le recensioni dei miei colleghi per avere una panoramica completa di questo libro!






martedì 21 luglio 2020

Recensione: Fondazione. Il ciclo completo #7 - Fondazione e Terra


Buonasera lettori! 
Finalmente abbiamo terminato il nostro viaggio nella galassia e abbiamo letto l'ultimo libro del ciclo di Asimov della Fondazione: Fondazione e Terra, romanzo pubblicato nel 1986.
Cosa avrò pensato di questa conclusione? Leggete la recensione per scoprirlo!

Nel romanzo precedente avevamo lasciato il protagonista di questa "duologia sequel", Golan Trevize, mentre prendeva una decisione fondamentale per il futuro della galassia: scegliere il Secondo Impero del Piano Seldon oppure Galaxia, un unione di tutte le persone in armonia le une con le altre. 
Golan, accompagnato dall'amico Janov Pelorat e dalla gaiana Bliss, ha scelto la seconda opzione, ma non è ancora convinto totalmente che quella che ha preso sia la decisione giusta, ma sente che al Piano Seldon manca qualcosa, anche se nemmeno lui stesso capisce cosa. 
Trevize si rende conto che l'unico modo di capire se ha preso la decisione giusta è quello di trovare la Terra, il mondo primordiale da cui è nata l'umanità, e così parte in un lungo viaggio per scoprire dove questo pianeta si trovi e perché ogni suo riferimento sia stato cancellato dai documenti e dalle menti delle persone.

Questo viaggio porta i protagonisti a scoprire nuovi mondi che non sono catalogati sulle mappe, mondi a volte disabitati ma tutti in ugual modo pericolosi, in un percorso che sembrerebbe portare a un nulla di fatto. 
La terra esisterà davvero? E se esiste, dove si trova e qual è il mistero che la circonda? 

Se devo essere sincera Fondazione e Terra non è stato il finale che mi aspettavo. Mi immaginavo qualcosa di molto più interessante. Asimov mi aveva abituato a colpi di scena e momenti emozionanti e trovo che questo romanzo non sia stato, in un certo senso, forte come gli altri da questo punto di vista, anche se ha soddisfatto la mia passione per i viaggi spaziali e la scoperta di altri mondi diversi l'uno dall'altro. Mi aspettavo un finale che colpisse molto di più la mia fantasia e soprattutto mi immaginavo qualcosa si diverso per quanto riguarda la Terra. 
Alla fine è colpa mia che dopo gli altri libri mi ero fatta un'idea diversa nella mente. 

In questo romanzo, inoltre, mi è pesato particolarmente che il libro fosse stato scritto da un uomo per come vengono descritti alcuni personaggi femminili, e soprattutto da un uomo figlio del suo tempo, dato che ci sono alcune cose con cui non ero molto d'accordo, come la mancanza di un genere neutro per indicare le persone. 
Asimov ovviamente non poteva sospettare che già nel nostro tempo ci sarebbero state persone non binary o genderfluid che non avrebbero accettato i pronomi maschili o femminili, e già la lingua inglese si è evoluta per utilizzare il "they" in senso neutro. Quindi un futuro dove l'umanità sia ancora distinta in modo così netto in uomo/donna per me è assolutamente improbabile, ma appunto, si tratta di un romanzo figlio dei suoi anni, quindi non giudico negativamente in base a questo fattore. 

Come al solito, la scrittura è lineare ed è piacevole, ma mi pare fosse più prolissa del necessario, a volte saltavo delle parti in cui si parlava di astronomia o in generale di materie scientifiche perché per me impossibili da capire, oppure saltavo parti che erano state ripetute già parecchie volte e quindi inutili al fine della trama. 
Alla fine, il libro ha raggiunto per me la sufficienza ma mi ha lasciato con l'amaro in bocca perché mi aspettavo qualcosa in più che non è arrivato, e soprattutto dopo un po' i dialoghi tra i personaggi mi lasciavano proprio cadere le braccia quanto erano noiosi e così diversi da dei dialoghi spontanei. 

In generale, però, ho amato questo ciclo e sono stata felicissima di averlo potuto leggere e avere tra le mani. Ringrazio infatti ancora una volta la Oscar Mondadori per la copia del libro e la possibilità che ci ha dato di organizzare l'evento. L'unica cosa che vi consiglio è magari diluire questa saga nel tempo, perché leggere questo mattone tutto insieme è un bel peso e dopo un po' si finisce per ritrovare ripetitivo lo stile di Asimov. 

Grazie di aver seguito con me questa avventura, vi lascio i nomi dei blog che hanno partecipato l'evento e grazie grazie grazie di averci letto e supportato. 



venerdì 17 luglio 2020

Recensione: Fondazione. Il ciclo completo #6 - L'orlo della Fondazione


Buon pomeriggio lettori!
Oggi continuiamo il nostro viaggio nell'iperspazio per scoprire come si concluderà la storia delle Fondazioni di Asimov, e per farlo dobbiamo passare attraverso il sesto libro, L'Orlo della Fondazione, scritto nel 1982 e che vinse il premio Hugo e il premio Locus nel 1983 come miglior romanzo. 

Ma, senza indugi, passiamo alla recensione!


Sono passati ormai 500 anni da quando Hari Seldon ha ideato la psicostoria e la Prima Fondazione è ormai arrivata ad uno sviluppo tale che controlla un terzo della Galassia ed è progredita ad un livello tecnologico enorme, forse nemmeno previsto dal piano Seldon. 
Dopo l'ultimo libro, la Seconda Fondazione è convinta che la Prima si sia completamente dimenticata di lei, ma purtroppo non è così, anzi, un consigliere della Prima Fondazione, Golan Trevize, è convinto della sua esistenza e continua ad affermarla con i suoi colleghi. Spaventati che possa turbare la popolazione, Trevize viene mandato in esilio dal sindaco Harla Branno, anche lei segretamente convinta dell'esistenza della Seconda Fondazione, affinché ne scopra l'ubicazione, anche se in teoria lo scopo fasullo della missione è di accompagnare lo storico Janov Perolat nella sua missione di trovare la Terra, il pianeta originario da cui l'umanità è nata. 

Nel frattempo su Trantor, l'oratore Stor Gendibal si rende conto che c'è una terza potenza che sta influenzando il Piano Seldon, un'organizzazione di "anti-Muli" che li stanno sì controllando mentalmente, ma non per conquistare la Galassia ma per mantenere sul giusto binario il Piano Seldon.
Spaventato da questa forza sconosciuta, l'oratore ne parla al consiglio, che, anche se tra liti interne e discussioni, accetta questa previsione e manda Gendibal in missione nello spazio affinché scopra questa potenza. 
Insieme a lui parte la giovane Sura Novi, una giovane nativa di Trantor dalla mente semplice, ma affascinata dal mondo degli "studiosi", che aveva salvato Gendibal da un attacco progettato dai nativi del pianeta e a cui l'oratore si affeziona subito.

Come in tutti i libri di Asimov, lo scrittore è in grado di creare una storia avvincente, ricca di personaggi ben scritti e piena di colpi di scena assolutamente incredibili. 
Le sue storie mi lasciano sempre con il fiato sospeso, ma forse le apprezzerei di più se lo stile fosse più avvincente e meno statico.
Asimov infatti ha la tendenza a dilungarsi davvero tanto nelle spiegazioni, cose che il lettore probabilmente sa già dal primo libro del ciclo vengono ripetute inesorabilmente e questa cosa dopo un po' inizia a stancare, poi i personaggi amano dilungarsi in lunghi discorsi di spiegazione dei loro pensieri, e anche lì, dopo un po' il tutto inizia a stancare. 

Questo però va in secondo piano quando si raggiunge il fulcro della storia e si scoprono i misteri che Asimov aveva in mente, e io non mi stancherò mai di consigliare a tutti questa saga, che resta un caposaldo della fantascienza per come la conosciamo, anche senza l'inserimento di altre forme di vita aliene nel contesto (cosa che un po' mi manca, devo essere onesta). 

Detto questo, questo libro mi è piaciuto un sacco perché espande la conoscenza dell'universo di Asimov, ma non vedo l'ora di leggere il prossimo libro perché la Terra, un mistero che ci perseguita dall'inizio, finalmente dovrebbe avere un ruolo nella storia e io non vedo l'ora!

Buona lettura!