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venerdì 28 febbraio 2020

Recensione: Il paese di calce


Titolo: Il paese di calce
Autore: Bibi Tomasi
Casa editrice: Il Dito e la Luna
Anno edizione: 2018 
Pagine: 168

Prezzo di copertina: 14

Voto: 4/5


Il paese di calce, romanzo della scrittrice e femminista italiana Bibi Tomasi, trae spunto dalle vicende biografiche della stessa autrice per raccontare dell'amore di due ragazze, Dina e Delia, durante la Seconda Guerra Mondiale, tra l'autunno del 1944 e la primavera del 1945.
Dina infatti, nata a Bologna, segue in Sicilia l'amico Alfonso, un soldato siciliano disertore che la ragazza e la sua famiglia hanno aiutato a proteggere, per scappare dalla miseria della guerra. 
Arrivata in Sicilia, Dina si innamora della sorella minore di Alfonso, Delia, con cui inizia una relazione segreta già adombrata però dalla fragilità e dal pericolo. Il loro amore è infatti proibito e una volta che viene scoperto dalla famiglia di Delia le due ragazze saranno costretta a fuggire. 
In questo romanzo Bibi Tomasi non solo ci mostra l'orrore della guerra, una guerra che porta solo desolazione e morte, ma ci descrive impietosamente anche la cultura patriarcale e chiusa dell'isola, dove regnano i grandi poteri forti della mafia e della polizia. 
Il libro mi ha colpito molto positivamente, in poco più di cento pagine infatti l'autrice è stata in grado di raccontare perfettamente la storia d'amore che unisce le dure ragazze, ma anche la paura e la fuga finale, che ti lascia con il fiato sospeso. 
Lo stile è molto particolare, il libro infatti è scritto con un linguaggio che ricorda la poesia e le voci dei personaggi si fondono con la narrazione, creando una sorta di coralità che ricorda il teatro greco. 
I personaggi sono tutti ben caratterizzati e delineati, nonostante alcuni compaiano solo per poche pagine. Molto interessante è il personaggio della madre di Alfonso e Delia, una donna senza nome ma che, dopo la morte del marito in guerra, ha preso le redini della famiglia e cerca di riportare i figli sotto la sua ala e soprattutto al pensiero comune dell'isola, dove gli uomini sono superiori alla donna, che è nata per obbedire.
Dina con la sua mentalità e la sua orgogliosa libertà è un pesce fuor d'acqua nell'isola, perché ne scardina il pensiero corrente, e per questo non è vista di buon occhio dalla famiglia, che considera il suo arrivo una disgrazia.
Un'invenzione notevole è inoltre il coro di donne zitelle che vivono in paese e che accolgono Dina, aiutandola e proteggendola. Queste donne, al contrario della madre, capiscono il sentimento che lega le due ragazze e la considerano una realtà vecchia quanto il mondo, ma che deve essere tenuta segreta in casa e non sbandierata in giro. 
Nonostante abbia dovuto leggere questo libro per l'università, sono stata notevolmente colpita dall'opera, dal suo stile così poetico e dai temi così importanti che vengono affrontati brillantemente nonostante il poco spazio. 
Le voci delle autrici italiane, purtroppo, vengono sempre oscurate da quelle dei colleghi maschi, per non parlare poi se le autrici sono anche lesbiche; in questo caso il destino non può che essere quello della marginalità, marginalità che questo libro per la sua grandezza e per la sua bellezza non si merita. Non solo infatti l'autrice racconta una storia d'amore tra due donne, ma racconta una parte fondamentale e soprattutto vera della sua vita, una storia tragica che deve essere ricordata per evitare che in futuro essa venga ripetuta. 
Se siete donne, se siete femministi, se siete appassionati di racconti storici sulla Seconda guerra mondiale o cercate semplicemente un libro non molto lungo ma denso di temi importanti, questo è il libro che mi sentirei di consigliarvi. 




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