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giovedì 7 maggio 2020

Recensione: The Falconer


Titolo: The Falconer
Autore: Elizabeth May
Casa editrice: Chronicle Books
Anno edizione: 2015
Pagine: 392
Link Amazon

Voto: 3.5/5 



Edimburgo, 1844. Lady Aileana, figlia del marchese Kameron, è una ragazza come tutte le altre: sogna un buon matrimonio con il ragazzo dei suoi sogni, scherza e va ai balli insieme alla sua amica Catherine, ed è una fantastica inventrice. 
Questo finché un fatidico giorno non vede una fata strappare il cuore di sua madre.  
Da quel momento la vita di Aileana cambia: ormai è solo la vendetta l'unico sentimento che la muove, vuole uccidere la fata che si è portata via sua madre e ogni altra creatura che incontra sul suo cammino. In questa missione verrà aiutata da Kiaran, una misteriosa figura che le insegna a combattere, e da Derrick, un piccolo pixie che vive nel suo guardaroba.
Aileana diventa in questo modo una cacciatrice di fate, un'assassina, e cerca disperatamente di far combaciare la sua vita mondana con questa attività segreta, di cui nessuno è al corrente. 
Ben presto però scopre una verità fondamentale: lei è una Falconer, l'ultima di una dinastia di donne nate con il dono di cacciare e uccidere le fate, quello che fa è nel suo destino, nel suo sangue, ed è l'unica che può salvare l'umanità. 

Ambientato in una bellissima Edimburgo vittoriana e steampunk (esistono infatti macchine volanti e macchinette che servono il té), il libro è un romanzo assolutamente gradevole, di poche pagine e che si legge con grande facilità. 
La protagonista, Aileana, è una ragazza ossessionata dall'omicidio della madre, il cui unico scopo è la vendetta e che trae piacere dall'uccidere le fate, mentre gli unici momenti in cui rivediamo uno squarcio della vecchia ragazza, di quella fanciulla che sognava di sposarsi e di avere una famiglia, è quando è insieme alla sua migliore amica, Catherine, che non sa nulla delle attività segrete dell'amica e che anzi, come tutti gli altri ignora l'esistenza delle fate, che considera solamente una leggenda. 
La cosa più bella di questo romanzo, oltre alla parte steampunk, che proprio non mi aspettavo perché non specificata nella trama del libro, è sicuramente la presenza del folklore scozzese e delle fate. Non esiste infatti un solo tipo di fata, ma ce ne sono diverse e anche molto lontane da quelle che noi immaginiamo o a cui siamo abituati e per facilitare la comprensione del lettore alla fine del libro è presente una scheda in cui sono descritti i vari tipi di fate, senza però purtroppo un loro disegno, che avrei apprezzato particolarmente. 

The Falconer è il primo libro di una trilogia, e effettivamente questo si sente, dal momento che il romanzo appare più come un'introduzione e non succede nulla di eclatante fino all'arrivo delle ultime pagine. 
Sono però molto interessanti le relazioni che legano i personaggi, soprattutto il rapporto tra Aileana e Kiaran. Tra di loro infatti c'è una connessione meravigliosa, nonostante non vadano sempre d'accordo sono legati indubbiamente l'uno all'altra e hanno una chimica pazzesca; è stata inutile infatti, da parte dell'autrice, la mossa di introdurre Gavin, il vecchio amore di Aileana, dal momento che questo triangolo amoroso in questo primo libro non funziona.
Punto forte di questo romanzo penso siano proprio i personaggi, tutti ben descritti e rappresentati. Mi sono piaciuti in particolar modo Kiaran, una figura misteriosa e ombrosa di cui scopriamo vecchi segreti appartenenti al passato; ma soprattutto Aileana, che non ho dubbi nel considerare una vera icona femminista. In questo romanzo, infatti, Aileana non ha problemi a sbandierare le ingiustizie che le donne vivono in questo periodo storico, dal momento che i suoi desideri non contano nulla per il padre, che pensa soltanto a farla sposare contro la sua volontà. Il suo ruolo e gli impegni sociali, che prima dell'omicidio della madre Aileana tanto amava, adesso le sembrano solo cose futili ed inutili, ma sono anche eventi a cui non può rinunciare se vuole che il suo nome e quello del padre vengano rispettati e onorati. Ogni giorno Aileana combatte fra il dovere e quello che invece lei desidera, una battaglia già persa in partenza. 

Se amate i libri in cui le fate non vengono descritte come creature positive, ma anzi come assassine di esseri umani, se amate il folklore scozzese ed Edimburgo, se amate i personaggi femminili che combattono contro le istanze sociali e i doveri che il loro sesso impone... questo è esattamente il libro che fa per voi. 


mercoledì 22 aprile 2020

Mackenzi Lee, un'autrice problematica?

Buonasera lettori!

Oggi voglio parlarvi di un'autrice che ultimamente si è fatta conoscere per dei motivi... beh, non proprio positivi, diciamo così. 
Quest'autrice è stata perciò considerata da molti lettori americani "problematica" e ben sappiamo come il mondo statunitense sia propenso a quella che si chiama "cultura della cancellazione". 
Mackenzi Lee, autrice pubblicata in Italia da Mondadori proprio quest'anno con Loki: il giovane dio dell'inganno, e ben conosciuta universalmente per la saga "The Montague Siblings", che verrà pubblicata prossimamente in Italia sempre da Mondadori, ha commesso alcuni errori che l'hanno portata nell'alveo degli "autori problematici" e adesso analizzeremo insieme i suoi errori per comprendere se questa definizione è calzante oppure no. 
Iniziamo: per aiutare la piccola libreria indipendente per cui lavora, Mackenzi, ai lettori che lo richiedevano, firmava il frontespizio dei libri, scrivendo talvolta anche non cose propriamente positive, e non lasciando spazio affinché gli autori reali dei libri potessero firmarli nel caso avessero avuto il libro sotto mano. 
Mackenzi ha continuato questa pratica durante la pandemia, finché un'autrice poc (per chi non se ne intendesse, significa "person of color"), Rin Chupeco, ha fatto un thread su Twitter in cui si lamentava di questa pratica, portando però il tutto su una questione potremmo dire razziale: è giusto che una persona firmi libri che non ha scritto lei stessa? e soprattutto, è giusto che un'autrice bianca firmi dei libri di autori poc?
A questo punto Twitter si è scatenato in difesa di Rin e Mackenzi a causa di tutte le critiche che l'hanno travolta ha dovuto cancellare il profilo Twitter ed eliminare da Instagram tutte le foto che comprovavano la firma di libri non suoi, e i commenti in cui i lettori le chiedevano spiegazioni. 
Voi cosa ne pensate di questa pratica? Credo che il suo sia stato uno sbaglio, un errore di cui si deve benissimo rendere conto, ma forse un errore che ha fatto in buona fede per aiutare la libreria in cui lavora. Mi pare comunque assurdo pensare di poter firmare libri non tuoi, e questo a discapito dell'etnia degli autori. Come ti viene in mente di firmare un lavoro di un altro artista? Questo pensiero mi pare tutt'ora assurdo e capisco il gran polverone che questa azione ha portato su Twitter e Instagram, azione che ha portato molti lettori a "cancellare" appunto Mackenzi Lee, togliendo i suoi libri dagli scaffali e togliendo i voti datele su Goodreads. 
Mackenzi si è scusata, affermando però di "non conoscere Rin Chupeco", mentre Rin afferma che Mackenzi le ha scritto un po' di tempo fa per chiederle consiglio per un agente. Il mistero si infittisce.

Se non bastasse questo piccolo fatto, Mackenzi Lee si era fatta conoscere precedentemente per un altro passo falso: il libro The Madness Blooms. Il libro in questione non è stato ancora pubblicato ma ha avuto, sempre in un contesto americano, una notevole pubblicità, dal momento che la casa di produzione sembrerebbe averlo pubblicizzato come una storia d'amore saffica di ambientazione storica. 
Questa trama ha appassionato molti lettori, ma li ha fatti anche molto arrabbiare quando si è scoperto che il protagonista del libro è in realtà un ragazzo trans. 
Molti lettori hanno così accusato Mackenzi Lee di transfobia, di aver misgenderato il protagonista e di aver utilizzato per riferirsi a lui il suo "dead name". Allora, qui c'è molto da discutere. In primo luogo, gli autori hanno poca voce per quanto riguarda la pubblicizzazione dei loro libri e Mackenzi si è sempre dimostrata molto vicina alla comunità LGBT con la saga dei Montague; quindi onestamente non credo che sia stata un'idea di Mackenzi presentare il libro come una storia d'amore tra due ragazze. Per quanto riguarda l'accusa di misgenderare il protagonista e utilizzare il suo dead name, mi sono basata su recensioni di lettori trans e sull'opinione di alcuni miei amici ftm (female to male) per capire se la storia di Mackenzi sia transfobica, e la risposta che mi sento di darvi è: no. La storia parte quando il protagonista non si è ancora reso conto di essere un ragazzo e per questo ritengo che sia stato opportuno da parte dell'autrice utilizzare all'inizio nomi e pronomi femminili, si parla poi di un romanzo ambientato nel passato (l'autrice infatti ha una laurea in storia) e dalle opinioni di chi lo ha letto in anteprima il tema della transessualità sembrerebbe essere stata trattata bene, sebbene in modo molto crudo (e molti si chiedono: è giusto fare leggere ai giovani ragazzi trans storie tragiche solo in ottica dell'accuratezza storica?) con una scena di outing molto cruenta e pesante. 
Mackenzi comunque si è impegnata a modificare il romanzo dopo le prime critiche e ha nel suo team anche persone transessuali, quindi direi che il libro che verrà pubblicato dovrebbe essere accurato e ben rappresentativo della comunità transessuale. 

Voi cosa ne pensate? Ritenete Mackenzi Lee problematica?
Onestamente, io penso sia solo una persona molto distratta, che probabilmente non si è mai resa conto che le azioni hanno delle conseguenze e dovrebbe riflettere un po' di più prima di fare qualcosa, ma seguendola su Twitter (almeno, quando aveva un profilo) e su Instagram penso sia una persona molto dolce e con il cuore dalla parte giusta. 

sabato 11 aprile 2020

Recensione: Loki. Il giovane dio dell'inganno



Titolo: Loki. Il giovane dio dell'inganno
Autore: Mackenzi Lee
Casa editrice: Mondadori
Anno edizione: 2020
Pagine: 396
Prezzo di copertina: 20,00

Voto: 4/5 


In questo libro young adult Mackenzi Lee analizza un personaggio chiave dell'universo cinematografico Marvel, Loki, in una veste nuova e inedita: la sua giovinezza. 
In questo romanzo, infatti, Loki non è ancora il cattivo della storia, il dio dell'inganno, ma solamente un giovane pieno di dubbi e di insicurezze, che non si sente amato e che si sente inferiore rispetto a suo fratello Thor, che tutti amano e con cui deve competere per il trono di Asgard. 
L'unica che sembra apprezzare le sue qualità magiche, qualità che invece Odino sembra temere immensamente, è Amora, assistente della maga di corte e sua unica amica, che dopo un incidente causato da Loki viene esiliata.
Passato qualche anno, dopo il fallimento di una missione diplomatica fra gli elfi di ghiaccio, Loki come punizione viene mandato sulla Terra, precisamente a Londra, per indagare su delle morti misteriose, causate probabilmente da una forma di vita aliena, e su cui sta lavorando la S.H.A.R.P., una agenzia stipendiata da Odino che protegge la Terra da minacce aliene (lo SHIELD del IXX secolo, in poche parole). 

La prima parte del romanzo, in cui osserviamo Loki durante la sua infanzia, mi è piaciuta davvero molto. Loki infatti è molto diverso caratterialmente da come sarà successivamente nei film Marvel. Egli è un bambino insicuro con grandi abilità magiche che Odino non gli permette di sviluppare, e che cerca in ogni modo di ricevere l'approvazione del padre, che sembra però preferire in tutto Thor, il primogenito. 
Loki durante questa parte del libro mi ha fatto molta pena: mi è dispiaciuto leggere del trattamento ingiusto che gli riservano Odino e gli altri dignitari della corte, spaventati da Loki e da i suoi poteri magici, tanto che Odino teme lui sia in grado di causare il Ragnarok.
Mandato sulla Terra, Loki conosce i membri di questa associazione: la signora S., la direttrice che lavora come archeologa per il British Museum, Gem, un poliziotto che passa loro informazioni segrete, e Theo, un giovane che dopo aver baciato un altro uomo era stato imprigionato ed è stato salvato dalla signora S. 
Inizialmente restio ad aiutare l'organizzazione a scoprire la causa di queste morti, Loki si ricrede dopo aver incontrato una sua vecchia conoscenza e dopo aver potuto osservare i corpi ed essersi reso conto che non sono sicuramente morti normali, dato che questi cadaveri rimangono in perfetta salute, come se stessero semplicemente dormendo. 

Mi sono piaciuti molto i personaggi, in particolare Theo, grazie al quale l'autrice si permette una critica alle ingiustizie che vigono nella nostra società, ma sono rimasta delusa perché mi aspettavo che avesse con Loki una relazione più sviluppata, cosa che invece non è accaduta. (Loki infatti nel romanzo è canonicamente pansessuale e genderfluid, dato che certe categorie come uomo o donna non esistono su Asgard)

Mentre come ho detto ho apprezzato moltissimo la prima parte del romanzo, la seconda parte, in cui Loki scopre come mai sulla Terra tutti lo temono, e per questo, frustrato dal fatto che non può fare nulla per cambiare il suo destino, sembra intraprendere finalmente la strada che lo porterà ad essere il Loki che tutti noi conosciamo (come in ogni profezia che si rispetti, infatti, più si cerca di scongiurare una cosa e più avviene) non mi è piaciuta allo stesso modo; l'ho trovata frettolosa e sviluppata troppo velocemente, e, nonostante sappia dai film come Loki sia destinato davvero ad essere cattivo, leggendo questo libro mi è dispiaciuto molto di più per il suo personaggio, perché sembra, nonostante tutto, non aver avuto altra scelta, anche se molte volte non compie le scelte giuste o migliori.
Per tutte queste cose questo libro mi ha distrutto emotivamente. Mi sono innamorata di questo personaggio ancora più di prima e se amate Loki o semplicemente i personaggi "moralmente grigi", questo libro è fatto assolutamente per voi. 



domenica 5 aprile 2020

Recensione: Il regno corrotto



Titolo: Il regno corrotto
Autore: Leigh Bardugo
Casa editrice: Mondadori
Anno edizione: 2019 
Pagine: 480
Prezzo di copertina: 19,90

Voto: 4.5/5 


Il regno corrotto è il secondo volume della duologia di Sei di Corvi, facente parte dell'universo creato dalla Bardugo: il Grishaverse.
Nel primo volume, intitolato appunto Sei di Corvi, i protagonisti, comandati da Kaz Brekker, chiamato anche Manisporche, hanno cercato di intraprendere un colpo alla Corte di Ghiaccio a Fjerda, una prigione tra i ghiacci inaccessibili, per salvare un prigioniero molto importante, che ha sintetizzato una droga chiamata jurda parem in grado di alterare e ampliare i poteri dei grisha, persone dotate di abilità straordinarie.
In questo secondo volume, i protagonisti sono ritornati vittoriosi a Ketterdam, la loro città, ma a che prezzo. Ingannati dal mercante Jan Van Eck, adesso hanno non solo tutta la città contro di loro, ma anche tutte le altre nazioni, dagli Shu ai Fjerdani, e ora è tutto nelle mani di Kaz ideare un piano che permetta non solo di salvare se stesso e i suoi compagni - Inej, Nina, Matthias, Jesper e Wylan - ma anche di guadagnare il denaro che gli era stato promesso. 

Nonostante questo volume si sia rivelato alla fine bello quanto il primo, ho fatto fatica durante la lettura delle prime duecento pagine a prendere il ritmo della lettura e per questo ho dato al libro un voto leggermente più basso. Mentre il primo volume presentava una trama lineare, in questo libro non si capisce fino alla fine dove si vuole andare a parare e ogni volta che succede qualcosa, subito dopo arriva un colpo di scena inaspettato che cambia le carte in tavola e porta i protagonisti a dover ideare un nuovo piano per sopravvivere e vincere la battaglia. 
Credo che la Bardugo in questo senso si sia proprio superata in questo romanzo, dal momento che ha ideato una trama complessa e inaspettata, descrivendo come sempre i personaggi in maniera perfetta.
Come il primo volume, infatti, ogni capitolo è raccontato dal punto di vista di uno dei protagonisti, di cui leggiamo i pensieri e le paure, e in questo ultimo volume anche la loro crescita interiore.
Sono stati bellissimi soprattutto i vari flashback in cui la Bardugo raccontava il passato dei protagonisti, perché arricchivano moltissimo la storia e rispondevano ai dubbi che il lettore si portava dietro fin da Sei di Corvi.
L'unica cosa che non ho particolarmente apprezzato nel libro è stata la descrizione della malattia di Kaz. Nel libro infatti viene specificato che Kaz è zoppo e ha una gamba che non funziona molto bene e che gli fa spesso molto male (questo perché la scrittrice soffre di osteonecrosi e ha voluto creare un personaggio che la rappresenti all'interno dei suoi libri), ma nonostante la sua disabilità, Kaz riesce a fare tutto: correre, saltare sui tetti, combattere... come tutti gli altri e talvolta anche meglio; e non so tutto questo mi è parso molto irrealistico.
Non concordo invece con le persone che dicono che Kaz non abbia avuto una crescita del personaggio, perché alla fine molte cose mostrano come si sia lasciato indietro la sua vendetta e sia andato oltre e si sia affezionato moltissimo ai suoi compagni di avventura.
Detto questo, sono molto triste che questa duologia si sia conclusa e di non poter leggere altre storie con loro come protagonisti. Spero tantissimo che i rumour che parlano di un terzo libro di questa serie siano veri e di poter leggere ancora di Kaz e di tutti gli altri personaggi. 



Voi cosa ne pensate? Avete letto questa duologia? Volete leggerla? Fatemi sapere in un commento! 



martedì 24 marzo 2020

Recensione: Il viaggio degli eroi - Le oscure profezie





Titolo: Il viaggio degli eroi #2 - Le Oscure Profezie
Autore: Cristian Taiani 

Anno edizione: 2019
Pagine: 434

Prezzo di copertina: 10, 50


Voto: 3/5

(Ringrazio l'autore, Cristian Taiani,che mi ha inviato una copia ebook del libro per ricevere una mia recensione onesta e sincera)

Le Oscure Profezie è il secondo romanzo dello scrittore italiano Cristian Taiani e narra le avventure dei protagonisti de Il Giuramento dieci anni dopo gli avvenimenti del primo volume. 
Ritroviamo così i personaggi che abbiamo imparato ad amare nel romanzo precedente: il guerriero Adalomonte, che ha abbandonato gli amici per scoprire chi è davvero e da dove proviene; la mezzelfa Rhevi, che si è allenata tutti questi anni in attesa del ritorno del suo vero amore; e infine il mago Talun, ormai maestro all'accademia di magia della capitale del regno, Radigast.
Ne Il Giuramento i tre eroi erano riusciti a sconfiggere Zetroc, il dio lupo, pensando di aver liberato così il regno di Inglor dal male, ma quello che non sanno è che in questo modo hanno liberato senza volerlo un male addirittura peggiore, che rischia di distruggere il mondo come lo conoscono. 
A causa della caduta di Zetroc infatti si è risvegliato il Senza Nome, una creatura forgiata alchemicamente per avere i poteri di un dio e che i popoli del passato erano riusciti ad imprigionare e ad esiliare. 
In questo modo i salvatori di Inglor si riuniscono nuovamente e insieme ai loro vecchi amici cercano di combattere il male assoluto, che sembra però ben al di sopra delle loro forze. 

In questo romanzo lo scrittore cerca di superare se stesso con una trama sempre più intricata e ricca di colpi di scena, talvolta assolutamente inaspettati, una trama resa talvolta complicata soprattutto dall'entrata in scena dei viaggi nel tempo, che aumentano la confusione del lettore. Talvolta, infatti, la successione degli eventi non è molto chiara e mi sono trovata a dover rileggere alcune parti che non erano ben spiegate per riuscire a capire la situazione. Nonostante ciò, però, sono davvero colpita dalla fantasia dell'autore e dalla sua capacità inventiva, alcune scene mi hanno colpita molto e mi hanno lasciato senza parole, come per esempio l'episodio in cui si scopre come è nato il malefico e invincibile gnomo Creep.
Il libro avrebbe sicuramente meritato di più per la trama, che nonostante ricordi quella di molti fantasy classici, è innovativa per molti punti di vista, ma ci sono alcune cose che purtroppo, secondo la mia opinione, hanno rovinato la lettura.
Prima di tutto, non apprezzo particolarmente le descrizioni dei personaggi femminili, perché fatte da quello che si vede essere uno sguardo prettamente maschile. Le donne infatti sono irrealisticamente sempre bellissime, formose e dal seno incredibilmente prosperoso, e onestamente dopo un po' questo sguardo iper-sessualizzato ha iniziato a darmi fastidio. 
Successivamente,e questo è il difetto peggiore, il libro non ha nessunissima forma di correzione nè di editing e per questo è pieno di errori su cui purtroppo l'occhio non può fare a meno di cadere, e questo ha rovinato molto il mio piacere della lettura. L'autore infatti utilizza molto spesso le virgole a sproposito, rendendo difficile capire la forma delle frasi, e ci sono anche evidenti errori di distrazione che ad una rilettura attenta sarebbero potuti essere evitati.

Nonostante questo difetto, che secondo me influisce molto sul libro, sono curiosa di sapere come la trilogia si concluderà, soprattutto dopo che in questo libro sono stati svelati nuovi misteri da scoprire e sono stati presentati nuovi personaggi, che avranno sicuramente un ruolo fondamentale nel li volume finale, che si prospetta davvero sbalorditivo!

venerdì 20 marzo 2020

Recensione: Aristotle and Dante Discover the Secrets of the Universe



Titolo: Aristotle and Dante Discover the Secrets of the Universe
Autore: Benjamin Alire Saenz
Casa editrice: Simon & Schuster
Anno edizione: 2013
Pagine: 368
Prezzo di copertina: 10,07

Voto: 5/5

Aristotle and Dante Discover the Secrets of the Universe è un romanzo potente che parla di amicizia, di amore, di sessualità, di famiglia, di identità nazionale, di cosa significa crescere e cosa significa essere uomini; è un romanzo unico nel suo genere, che con un linguaggio poetico ci racconta la formazione di due adolescent, Aristotle e Dante, entrambi nati negli Stati Uniti ma di origine messicana, che un giorno come un altro di un'estate infinita si incontrano in piscina e iniziano a parlare.
Ari è arrabbiato, sempre arrabbiato, e ama restare da solo a riflettere su i misteri dell'universo, ma in particolare pensa a suo fratello Bernardo, che quando aveva quindici anni è finito in prigione, che adesso nessuno in casa nomina, come se fosse morto. 
Dante invece è un ragazzo aperto e solare, con un cuore d'oro, che ama i suoi genitori e ama nuotare.
I due si incontrano e da quel giorno nulla sarà come prima, la loro amicizia e il rapporto profondo che si creerà tra di loro li trasformerà e li unirà per sempre. Cosa dire di questo romanzo? Già dalla prima volta che l'ho letto mi ha colpito profondamente, facendomi innamorare dello stile di scrittura dell'autore, molto poetico, alcuni dicono forse eccessivamente poetico, ricco di frasi che potresti tatuarti quanto sono belle e significative. 
Il libro è narrato in prima persona dal punto di vista di Ari, di cui quindi leggiamo i pensieri e i dubbi esistenziali, e scopriamo la sua crescita man mano che andiamo avanti con le pagine del libro. 
In questo romanzo ho molto apprezzato i personaggi, che, anche se descritti dal protagonista, risultano completi e ben caratterizzati; e in particolare ho apprezzato le figure dei genitori di Ari perché, nonostante la sofferenza subita a causa del figlio maggiore in prigione e nel caso del padre anche per la partecipazione alla guerra del Vietnam (il romanzo infatti è ambientato nel 1987) sono molto comprensivi e sostengono in tutto e per tutto il figlio, che amano incondizionatamente. Servirebbero proprio più genitori così comprensivi nei romanzi per ragazzi.
Ho apprezzato, inoltre, come viene trattata la tematica LGBT all'interno del romanzo. Dante, infatti, rivela ad Ari la sua omosessualità, successivamente subisce un attacco omofobico, e quando i suoi genitori lo scoprono viene accettato senza problemi. 
La vera protagonista del romanzo, però, è l'amicizia profonda che lega i due ragazzi e soprattutto la loro crescita, che si conclude solamente alla fine del romanzo con la scoperta di se stessi e di tutti i segreti dell'universo. 
Vi consiglio questo libro se amate i romanzi introspettivi, le opere poetiche e le descrizioni di rapporti profondi che stanno in bilico tra l'amicizia e l'amore. 


giovedì 19 marzo 2020

Recensione: Sei di Corvi




Titolo: Sei di Corvi 
Autore: Leigh Bardugo
Casa editrice: Mondadori
Anno edizione: 2019 
Pagine: 408
Prezzo di copertina: 17,90

Voto: 5/5

Primo libro dell'acclamata duologia di Leigh Bardugo, Sei di Corvi è un viaggio straordinario nell'universo del GrishaVerse e racconta la storia di sei fuorilegge che non hanno nulla da perdere e che vengono assunti da un mercante di Ketterdam (un vivace centro di scambi commerciali che ricorda nella sua struttura la nostra Amsterdam) per un colpo che tutti ritengono impossibile: penetrare nella Fortezza di Ghiaggio a Fjerda e liberare un prigioniero tenuto in massima sicurezza.
Capo di questo gruppo è Kaz Brekker, chiamato Manisporche, cresciuto nei vicoli bui del Barile, la zona più malfamata della città, e che nonostante la sua  giovane età tutti hanno imparato a temere e rispettare. 
Verrà accompagnato in questa folle impresa da altri cinque compagni: Inej, chiamata lo "Spettro", Jesper, un tiratore scelto, Wylan, Nina, una grisha, cioè una persona dotata di poteri magici e infine Matthias, un soldato fjerdano che cerca un modo di riabilitare il suo nome. 

Scritto da Leigh Bardugo nel 2015 ma arrivato in Italia solo l'anno scorso, nel 2019, Sei di Corvi è ambientato nello stesso universo della trilogia di Shadow and Bone, trilogia che dovrebbe essere tradotta tra poco da Mondadori e che è ambientata precedentemente.
Quando ho iniziato a leggerlo, ammetto che l'ansia e le aspettative erano molto alte, dal momento che molti lettori avevano amato questo libro e ne avevano tessuto numerose lodi, ma, dopo averlo letto, le mie aspettative non sono state deluse. 
Il libro è scritto con uno stile straordinario, scorrevole e ben comprensibile, e ho apprezzato in particolar modo la sua struttura, in cui ogni capitolo è il racconto degli avvenimenti dal punto di vista di un personaggio diverso. 
I personaggi infatti sono senza ombra di dubbio il punto di forza del romanzo, ognuno di loro è ben caratterizzato e ben descritto, tanto che mi sono innamorata di tutti loro e delle  relazioni reciproche.  
La trama è molto interessante è ricca di colpi di scena, anche se questi talvolta forse troppo irrealistici, così come l'età dei personaggi, che anagraficamente potrebbero sembrare troppo giovani, se consideriamo i loro comportamenti e gli avvenimenti all'interno della storia. 
Nonostante questi piccoli difetti, non posso non dare un voto pieno a questo romanzo che mi ha tenuto con il fiato sospeso e mi ha fatto innamorare della sua storia e dei suoi personaggi come non mi capitava da molto tempo, e consiglio a tutti voi di provare a leggere questa storia se amate le libri con ambientazioni fantasy ben curate e descritte e personaggi complessi e interessanti.