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giovedì 25 giugno 2020

Recensione: "Momo" di Jonathan Garnier e Rony Hotin



Titolo: Momo
Autori: Jonathan Garnier (sceneggiatura) e Rony Hotin (disegni e colori)
Casa editrice: Tunuè
Collana: Tipitondi
Data di uscita: 25 giugno 2020
Pagine: 176
Prezzo: 16,90


Voto: 5/5
Momo è una bambina di 5 anni, vive con la nonna in un piccolo villaggio portuale della Normandia. Di tanto in tanto la bambina va sul ponte per riuscire a vedere la barca del padre, marinaio d’altura obbligato dal lavoro a passare lunghi periodi in mare. Alla morte della nonna il pescivendolo del paese si rifiuta di affidare la piccola ai servizi sociali e si offre di ospitarla a casa sua fino al ritorno del padre. Questa esperienza la porterà a misurarsi con il mondo esterno.
Con Momo, Jonathan Garnier e Rony Hotin ricompongono l’indimenticabile fragranza dell’infanzia. Il tempo degli amici, le scoperte, le piccole sciocchezze, la grande felicità e il dolore. Il tempo anche di una costante meraviglia che a volte vanifica le realtà del mondo degli adulti.

Quando ho chiesto alla Tunuè di poter organizzare l'evento per Momo, una graphic novel pluripremiata in Francia, ero stata attirata dal disegno di copertina e dalla trama, ma non mi aspettavo di innamorami così tanto di quest'opera. 
Momo infatti è una graphic novel splendida e di una sensibilità unica, che riesce ad unire il mondo dell'infanzia, così puro nella sua magia, con il mondo adulto ed esterno, fondendo le due realtà in maniera unica e speciale. 

Momo, la protagonista, è una bambina di 5 anni che vive con la nonna. La madre sembra averla abbandonata, mentre il padre lavora come pescatore d'altura, e per questo passa molti periodi in mare. Momo, seppur piccola, sente dentro di sé questo abbandono, anche se ama il padre e la nonna più di ogni altra cosa al mondo. La presenza della sola nonna però non sembra abbastanza, e Momo cresce indipendente e abbastanza "selvatica", come ogni bambina di 5 anni che esplora il mondo esterno. 
La nonna, unica àncora di Momo, però, all'improvviso viene a mancare e la bambina rimane sola, senza nessuno che possa prendersi cura di lei. Il pescivendolo della città, vecchio amico del padre, decide allora di tenerla con sé fino al suo ritorno, e la bambina, che aveva sempre visto quest'uomo come un vecchio cattivo che odia i gatti, scopre che non tutto è come sembra: l'uomo è in realtà una persona molto dolce, che si prende cura del senzatetto della città e che vive con moltissimi gatti in casa, un uomo buono che conserva i disegni che Momo gli ha fatto in negozio per pagare il pesce e che di nascosto è in verità molto affezionato alla piccola. 
Momo infatti è speciale e tutti sembrano affezionarsi a lei.

Nella storia, infatti, la bambina diventa amica di tanti personaggi diversi tra cui per esempio troviamo Françoise, una ragazza adolescente di città che deve passare l'estate in compagnia dei nonni e che si affeziona molto a Momo. La ragazza infatti la difende quando pensa che la bambina stia venendo attaccata da Tristan e la sua banda, ma in verità anche Tristan, che si atteggia da duro, si rivela un ragazzo molto dolce e i due giovani inizieranno a frequentarsi e ad apprezzare la compagnia reciproca. 

Questa graphic novel è davvero speciale, al suo interno ho ritrovato quella stessa atmosfera magica che ho riscontrato solo nei film dello Studio Ghibli, dato che solo i giapponesi riescono a mescolare umorismo, gravità e momenti contemplativi all'interno di una stessa opera. 
Effettivamente, però, Jonathan Garnier per Momo si è ispirato proprio alle fotografie di una bambina giapponese, Mirai-chan, soggetto di una serie di fotografie di Katari Kawashima e molti riferimenti all'interno della graphic novel vengono da film od opere giapponesi. 

Quest'opera mi ha davvero colpito in profondità come non succedeva da tanto tempo, i vari temi che la percorrono sono profondi ma raccontanti in modo leggero. Il rapporto con la nonna, i personaggi, l'ambientazione normanna... tutto viene a creare un mix di cui sono sicura non potrete far altro che innamorarvi. 

Parlando poi del fumetto in sè, i disegni sono molto belli, i colori dolci e tendenti al crepuscolare, che creano proprio un atmosfera di sogno, in cui sembra di sentire una vecchia ninna-nanna francese in lontananza. 

Non posso che consigliarvi, infine, di prendere Momo ed amarlo quanto l'ho amato io, affezionandovi a tutti i personaggi, ma in particolare a quella bambina così forte e coraggiosa che è Momo. 







giovedì 18 giugno 2020

Blogtour: "I giorni del ferro e del sangue" di Santi Laganà



Buongiorno lettori!
Oggi è tempo di presentarvi un romanzo storico tutto italiano: I giorni del ferro e del sangue pubblicato il 16 giugno da Mondadori e scritto da Santi Laganà, un avvocato e bancario in pensione, nato a Reggio ma che da molti anni vive nella campagna romana, proprio la zona in cui è ambientato questo romanzo crudo e violento, che descrive con estrema chiarezza e senza pietà la vita delle donne e dei poveri contadini delle campagne durante il Medioevo.

Ecco qui la trama


Patrimonio di San Pietro, 960 d.C. Sul trono papale siede un adolescente perverso e corrotto, ciò che resta dell'Italia indipendente è allo sbando dilaniata da lotte intestine e le campagne sono una terra di nessuno dove la violenza e il sopruso la fanno da padroni. Anna è una contadina di quindici anni che conduce un'esistenza misera e asservita. Quando la sua famiglia viene trucidata e l'ultimo fratello rapito per essere ridotto in schiavitù, decide di continuare a vivere per inseguire quell'ultimo brandello di affetti e, sorretta da una volontà indomita, inizia una dolorosa peregrinazione per terre sconosciute e ostili, tra aiuti misericordiosi e feroci violenze. Nel suo tormentato cammino incontrerà un cavaliere dall'oscuro passato e un improbabile presente, un vecchio dall'aria mansueta che nasconde insospettabili risorse e un giovane vagabondo sfrontato e generoso: una strana compagnia con cui cercherà di farsi giustizia fin dentro i palazzi più segreti di Roma. Ambientato in uno dei periodi meno conosciuti e più bui della nostra Storia, I giorni del ferro e del sangue è un affresco senza filtri né retorica di un'epoca brutale quanto affascinante, ma anche la straordinaria parabola di una memorabile protagonista: una giovane donna che nel più maschilista dei mondi non si rassegna a un destino già scritto e tenacemente lotta per conquistarsi il diritto a una vita migliore.

Per celebrare la sua uscita, Cronache di Lettrici Accanite ha organizzato, grazie alla Mondadori che ci ha gentilmente fornito una copia omaggio del libro, un blog tour e un review party e oggi il mio compito è parlarvi dei protagonisti di questo romanzo: 


  • ANNA è la protagonista del libro, una giovane ragazza di quindici anni che per la sua bellezza e la florida età viene ricercata dalla curia romana, dedita al vizio e al peccato. Anna per pura fortuna si salva dall'attacco, ma la sua famiglia viene trucidata e il fratello maggiore, Martello, viene preso come schiavo. Anna è una ragazza intelligente, conosce le erbe mediche e commestibili, ma la sua inesperienza e bontà le sono fatali in un mondo così maschilista e che ormai non conosce altro che sofferenza e dolore.
  • ARNOLFO è un cavaliere solitario dal passato misterioso e dal futuro incerto che salva Anna dall'attacco di due uomini. Il cavaliere si affeziona rapidamente alla ragazza e, ascoltata la sua tragica storia, decide di accompagnarla e di aiutarla, offrendole la sua spada come protezione. Alla fine del libro si scopre che serve il re d'Italia, nemico del papa Giovanni, che però si sta ritirando per paura dell'ascesa di Ottone dalla Germania. 
  • EZIO è un uomo piuttosto anziano che si descrive come "mercante, filosofo, educatore, ruffiano, cortigiano". Abile con le parole, ateo e dall'intelligenza acuta, è un personaggio davvero particolare in quell'universo dove vivono uomini gretti ed ignoranti che si rifugiano nella loro povertà come se fosse uno scudo. Anche lui si unisce ad Arnolfo e ad Anna per liberare Martello.
  • FURIO è un giovane avventuroso e molto in gamba, abile con l'arco. Innamoratosi di Anna, senza però essere ricambiato, si unisce anche lui a questo gruppo sgangherato per arrivare a Roma e liberare Martello. 
  • PADRE GIULIANO è un religioso pio e buono, ancora legato ai veri precetti della cristianità, che aiuta Anna quando la giovane disperata, appena perduta la famiglia, viene a chiedergli aiuto. Richiamato a Roma dal cardinale Diogo, il religioso non riesce a sopportare la situazione della curia romana, dedica ai piaceri terreni e per nulla interessata al benessere dei fedeli. 

Eccoci qua, questi sono i personaggi principali del romanzo, che conoscerete meglio una volta che avrete intrapreso la lettura di questo romanzo storico!
Vi auguro una buona lettura e non posso che suggerirvi di recuperare gli altri approfondimenti su questo libro!



mercoledì 17 giugno 2020

Blogtour: Asimov e la tv

Buongiorno lettori!



Per celebrare l'uscita del meraviglioso Oscar Draghi del Ciclo della Fondazione di Isaac Asimov (finalmente l'opera completa in un unico volume!), io e altre meravigliose blogger stiamo organizzando un Blog Tour e un Review Party in suo onore. 
Il mio compito, oggi, non è parlarvi di questo favoloso autore di fantascienza e dei suoi grandi meriti, o delle sue fantastiche opere - tutte cose che leggerete negli altri articoli delle mie colleghe - ma di parlarvi delle trasposizioni cinematografiche dei suoi scritti. 

Nonostante Asimov sia stato un autore molto proficuo e abbia scritto sulle 500 opere, tra romanzi e racconti, in verità non è stato molto sfruttato dal cinema e dalla televisione e ci sono pochissime trasposizioni dirette delle sue opere. Asimov e le sue leggi sulla robotica, però, sono rimasti un caposaldo  della letteratura e le sue geniali invenzioni hanno influenzato tutti i successivi scrittori e registi di fantascienza, potremmo senz'altro dire, senza esagerare, che la fantascienza come la conosciamo oggi senza di lui non esisterebbe. 

Il primo film che sicuramente viene in mente è Io, robot diretto da Alex Proyas nel 2004 e con protagonista Will Smith. Il film è ispirato liberamente all'omonima raccolta di Asimov del 1950 che contiene 9 racconti scritti fra il 1940 e il 1950. Questi racconti hanno come protagonisti i robot positronici ed è proprio in questa raccolta che Asimov elabora le sue famosi leggi della robotica: 
1. Un robot non può recar danno a un essere umano nè può permettere che, a causa del suo mancato intervento, un essere umano riceva danno.
2. Un robot deve ubbidire agli ordini impartiti dagli esseri umani, purché tali ordini non vadano in contrasto alla Prima Legge. 
3. Un robot deve proteggere la propria esistenza, purché la salvaguardia di essa non contrasti con la Prima o con la Seconda Legge. 
I racconti sono indipendenti gli uni dagli altri e hanno tutti come tema l'interazione tra gli esseri umani e i robot positronici, prendendo sempre come spunto le leggi della robotica. 
Il film con Will Smith, come abbiamo detto, è tratto da quest'opera, ma la concezione della robotica di Asimov è stata liberamente reinterpretata. 
Ci troviamo a Chicago nel 2035 e i robot positronici, cioè i robot che rispettano le tre leggi della robotica, sono ormai un articolo comune e alla portata di tutti, mentre il mondo aspetta l'arrivo sul mercato dei nuovissimi NS-5, prodotti dalla U.S. Robots, azienda leader della robotica. Il protagonista, il detective Del Spooner,che non apprezza però particolarmente questi avanzatissimi robot, viene chiamato sulla scena del suicidio del dottor Alfred Lanning, fondatore della U.S. Robots. Insieme alla dottoressa Susan Calvin inizia ad investigare, ritenendolo un omicidio e arrivando a pensare che il colpevole possa essere stato proprio un robot. 
Nonostante sia basato su Io, Robot, il film riprende alcuni concetti che appartengono ad altri romanzi o racconti del vastissimo universo di Asimov come Il robot scomparso, Conflitto evitabile, I robot e l'impero o Sogni di robot.

Il secondo film tratto da un'opera di Asimov è L'uomo bicentenario, diretto nel 1999 da Chris Columbus e con protagonista il fenomenale Robin Williams.
Il film è tratto dall'omonimo racconto scritto nel 1976, insignito del Premio Hugo e del Premio Nebula. Pubblicato in occasione del bicentenario degli Stati Uniti, fa parte appunto dell'Antologia del bicentenario e fu considerato da Asimov il suo miglior racconto sui robot positronici. 

Il film ripercorre l'esistenza di Andrew Martin, uno dei primi prototipi di robot positronici (modello NDR-114), che viene acquistato nell'aprile del 2005 come robot di servizio. Nonostante l'iniziale diffidenza, il robot viene lentamente accettato dalla famiglia ed è molto amato soprattutto dalla figlia più piccola, con la quale stringe un legame molto forte. Andrew, bel presto, scopre di possedere emozioni e reazioni che sono del tutto inaspettate per un robot e di essere dotato di una innata capacità per l'intaglio del legno. Più il tempo passa, più il robot impara la vita degli umani e più cerca di assomigliare ad un umano, acquistando un aspetto umano e guadagnandosi da vivere con le sue costruzioni in legno. Andrew alla fine lotterà fino alla fine per essere considerato, in tutto e per tutto, un essere umano.
Le differenze tra il film e il racconto non sono moltissime, ma nella trasposizione cinematografica è stata aggiunta, ovviamente, una storia romantica tra il robot e la nipote della "piccola miss", la sua padroncina. 


Al contrario di quello che si possa pensare, invece, il film Viaggio allucinante del 1966 e diretto da Richard Fleischers non è tratto direttamente dal romanzo di Asimov, ma la casa di produzione commissionò successivamente allo scrittore di scrivere un romanzo omonimo a partire dalla sceneggiatura del film. 

Per quanto riguarda il Ciclo della fondazione, invece, è stata annunciata una serie tv dallo stesso titolo, Foundation, che approderà prossimamente su Apple TV+, ma la cui produzione è stata interrotta a causa del COVID-19 e riprenderà appena inizierà la Fase 3. 

Eccoci qua! Questo è tutto!
Spero che vi sia piaciuto il mio approfondimento e non posso far altro che rimandarvi agli altri articoli del Blog Tour!






giovedì 11 giugno 2020

Recensione: La Città di Ottone


Titolo: La Città di Ottone
Autore: S. A. Chakraborty
Casa Editrice: Mondadori
Data di uscita: 16 giugno 2020
Pagine: 528
Prezzo: 22 euro

Voto: 5/5

[Ringrazio la Mondadori per avermi permesso di poter leggere il romanzo in anteprima]

Egitto, XVIII secolo. Nahri non ha mai creduto davvero nella magia, anche se millanta poteri straordinari, legge il destino scritto nelle mani, sostiene di essere un'abile guaritrice e di saper condurre l'antico rito della zar. Ma è solo una piccola truffatrice di talento: i suoi sono tutti giochetti per spillare soldi ai nobili ottomani, un modo come un altro per sbarcare il lunario in attesa di tempi migliori. Quando però la sua strada si incrocia accidentalmente con quella di Dara, un misterioso jinn guerriero, la ragazza deve rivedere le sue convinzioni. Costretta a fuggire dal Cairo, insieme a Dara attraversa sabbie calde e spazzate dal vento che pullulano di creature di fuoco, fiumi in cui dormono i mitici marid, rovine di città un tempo maestose e montagne popolate di uccelli rapaci che non sono ciò che sembrano. Oltre tutto ciò si trova Daevabad, la leggendaria città di ottone. Nahri non lo sa ancora, ma il suo destino è indissolubilmente legato a quello di Daevabad, una città in cui, all'interno di mura metalliche intrise di incantesimi, il sangue può essere pericoloso come la più potente magia. Dietro le Porte delle sei tribù di jinn, vecchi risentimenti ribollono in profondità e attendono solo di poter emergere. L'arrivo di Nahri in questo mondo rischia di scatenare una guerra che era stata tenuta a freno per molti secoli.

Quando ho saputo che questo romanzo sarebbe stato portato in Italia dalla Mondadori, il mio cuore ha urlato di gioia. Amo le ambientazioni arabe e medio-orientali e avevo sentito parlare così bene di questo romanzo che non vedevo l'ora di poterlo avere tra le mani. Fin da bambina, infatti, il mondo arabo mi ha sempre affascinato e non vedevo l'ora di poter leggere uno young adult che mi potesse riportare in quel mondo. E beh, non posso dire di essere rimasta delusa, anzi, credo sia uno dei libri più belli che ho letto quest'anno. 

La storia è narrata attraverso due punti di vista. La protagonista è Nahri, una giovane ragazza che vive al Cairo e che per sopravvivere ruba in giro e inganna le persone. Nahri sembrerebbe la solita ragazza orfana che vive nei sobborghi e che cerca in tutti i modi di mettere in bocca un pezzo di pane, ma, come Aladdin, anche lei nasconde qualcosa di speciale: è in grado di guarire magicamente, sia se stessa che gli altri. 
La ragazza, nonostante questi straordinari poteri, non ha mai creduto nella magia e soprattutto non ha mai creduto nei jinn. Questo, almeno, finché per puro caso non invoca Dara, un potente jinn che nasconde un misterioso passato. Accortosi che Nahri non è umana come sembra, Dara cerca di portare la ragazza nella favolosa città di Daevabad, la patria dei jinn, per salvarla dagli ifrit, dei demoni che la stanno cercando e vogliono ucciderla. 
In questa città regna la famiglia al Qahtani, che secoli or sono riuscì a togliere il potere ai Nahid, e la storia di questa famiglia ci viene narrata attraverso il punto di vista di Ali, il figlio minore del re, che ha una grande simpatia per gli shafit, la popolazione metà umana e metà jinn, cittadini di serie b che non possiedono gli stessi diritti dei jinn purosangue.

Sia Nahri che Ali sono i protagonisti della storia e, inizialmente nemici, iniziano a fare amicizia nel corso del romanzo. Entrambi credono in diversi punti di vista e fanno parte di due diverse tribù jinn, ma l'autrice è in grado di descriverli a trecentosessanta gradi. Tutti i personaggi del romanzo, infatti, non sono nè buoni nè cattivi, ma nascondono al loro interno una grande profondità. 
Il romanzo infatti mette in scena situazioni complesse che ricordano la situazione attuale del razzismo: gli shafit vengono normalmente strappati dalla famiglia fin da bambini e cresciuti come schiavi, non hanno possibilità di far carriera o di avere posizioni lavorative di rilievo, e soprattutto, non possono lasciare la città. Una situazione purtroppo piuttosto attuale che viene narrata con molta intelligenza dall'autrice, che descrive in modo perfetto il personaggio di Ali, che è diviso fra il dovere verso la famiglia, che cerca in tutti i modi di mantenere questo delicato equilibrio, e l'alleanza con il Tanzeem, l'organizzazione segreta che cerca di migliorare le condizioni sociali degli shafit, se necessario anche con la violenza. 

Il libro infatti è ricco, come Daevabad, di misteri e cose non dette, che portano a colpi di scena incredibili, che lasciano il lettore a bocca aperta. 
Il romanzo poi è ricchissimo di particolari: l'autrice infatti descrive in modo incredibile questa città magica e i suoi misteri, ma le mie parti preferite del libro sono state sicuramente gli intrighi di palazzo, che hanno reso il romanzo così affascinante. 
Le lotte sociali, gli intrighi e i misteri sono davvero tanti, ma ben uniti nella trama. Il lettore non si sente mai sopraffatto da essi, ma rimane sempre padrone della situazione, una cosa che ho apprezzato notevolmente. 

Non so neanche dire cosa NON mi è piaciuto di questo libro: il ritmo è incalzante ma mai troppo veloce, i personaggi sono realistici, le situazioni sempre interessanti, le descrizioni precise ma mai troppo eccessive... questo libro è scritto bene, non posso farci nulla. 
Ho amato l'ambientazione orientale, la trama, i dilemmi morali dei protagonisti, le lotte sociali, come viene affrontato il tema della guerra, l'uso della magia...
Dara, il jinn che protegge Nahri, è sicuramente il personaggio più interessante della storia e quello sicuramente più controverso, non vi dico di più per non farvi spoiler, ma il suo passato è stato segnato dalla violenza e, per tutti questi motivi, più che un romanzo per giovani adulti, potrebbe essere benissimo un libro per adulti, dal momento che non nasconde e non addolcisce nessun dettaglio. 


Se volete leggere un fantasy affascinante e ben scritto questo è esattamente il libro che fa per voi!


Spero che la mia recensione vi sia piaciuta e, nel caso, vi consiglio di recuperare anche quelle degli altri blogger che partecipano all'evento. 




mercoledì 10 giugno 2020

Recensione: Figli di Virtù e Vendetta



Titolo: Figli di Virtù e Vendetta
Autore: Tomi Adeyemi
Casa editrice: Rizzoli
Data di uscita: 9 giugno 2020
Pagine: 432
Prezzo: 18 euro


Voto: 4/5


Dopo aver combattuto contro l'impossibile, Zélie e Amari sono finalmente riuscite a far rivivere la magia a Orïsha. Ma il rituale per risvegliarla si è rivelato più forte di quanto avrebbero potuto immaginare, e ha riportato alla luce non solo i poteri dei maji, ma anche quelli dei nobili che avevano della magia nel loro sangue. Ora Zélie deve lottare per unire i maji in una terra dove il nemico è potente quanto loro. Quando reali ed esercito stringono una mortale alleanza, Zélie deve tornare a combattere per assicurare ad Amari il trono e per proteggere i nuovi maji dall'ira della monarchia. Ma con la minaccia di una guerra civile all'orizzonte, Zélie si trova a un punto critico: dovrà trovare un modo per riunire il regno oppure lasciare che Orïsha venga distrutta da se stessa.

Quando lessi Figli di Sangue e Ossa, il primo romanzo di questa saga, il mio pensiero fu: "è okay, carino, ma solo okay". Il libro infatti aveva i soliti difetti che contraddistinguono un romanzo d'esordio: uno stile di scrittura incerto, personaggi con dei tratti specifici e poco analizzati, una trama abbastanza lineare... ma era comunque carino, e il finale mi aveva lasciato con il fiato sospeso. Insomma, mi aveva comunque abbastanza conquistato da voler continuare a leggere anche il seguito, e devo dire che ho fatto proprio bene, perché questo libro si trova una spanna sopra rispetto al suo precedente. 
Sono molto contenta di essermi di nuovo immersa nel mondo di Orïsha; è bellissimo infatti leggere romanzi ambientati in Africa, dal momento che ce ne sono così pochi, ed è stato molto interessante anche scoprire tutti i nuovi lati inerenti la magia e la mitologia del territorio. 

Nel libro precedente avevamo lasciato Amari e Zélie dopo che quest'ultima era riuscita a compiere il rito per riportare indietro la magia, un rito che forse ha funzionato anche troppo bene, perché, come scopriamo dopo, ha ridato la magia anche ai nobili che l'avevano persa in passato e che vengono spregiativamente definiti "titan". 
I maji si trovano così in pericolo ancora una volta, questa volta spaventati e colpiti dalla stessa magia che la monarchia ha cercato per anni di distruggere, ma che adesso utilizza per conquistare il potere. La regina Nehanda, la madre di Amari e Inan, in particolare, è una titan molto potente, quasi imbattibile, e la vittoria dei maji sembra farsi in questo modo ancora più lontana. 
Per potere avere una speranza, alcuni maji si raccolgono in un gruppo segreto terroristico, che prende d'assalto la capitale del regno. In una lotta senza fine tra la monarchia e i maji, i personaggi dovranno capire quanto sono disposti a spingersi per avere la vittoria e il potere, a comprendere quanto costa combattere. 

Il mio personaggio preferito del libro è stata sicuramente Amari, un personaggio che commette diversi errori in questo romanzo, che combatte per riavere il trono che le spetta come diritto, arrivando talvolta a spingersi oltre il lecito. La ragazzina indifesa del primo romanzo infatti è quasi sparita: ci troviamo di fronte ad una ragazza che sa quello che vuole, a una titan molto potente. La lotta che c'è nel cuore di Amari si riflette anche in Zèlie. Mentre Amari vuole combattere e fare tutto il possibile perché Orisha sia unita, la maji ha perso ormai troppe persone care per voler continuare a lottare, vuole fuggire, vuole dimenticare, ma questo non le viene concesso. Come "soldatessa della morte" (è così infatti che viene chiamata tra i maji) è suo compito guidare i maji che ancora sono rimasti e vogliono riprendersi quello che gli spetta.
I personaggi quindi sono molto più analizzati rispetto al primo romanzo, hanno momenti di luce e momenti di buio, non sono puri e perfetti, e secondo me questo è il loro punto di forza. 

Ho trovato poi lo stile di scrittura molto più fluido rispetto al primo libro e, come in quello, ho apprezzato l'utilizzo di capitoli corti, che ti permettono di andare più veloce nella lettura. 
Se c'è forse qualcosa che non ho apprezzato è che alcune cose riguardanti la magia e i vari poteri non vengono spiegate molto bene e che alcuni interventi magici sembrano essere inventati sul momento per risolvere la situazione tragica dei maji. 
Il romanzo però è molto potente e l'ho trovato molto più interessante e scritto molto meglio rispetto al primo, che secondo me si dilungava troppo. 
I temi affrontati in questo romanzo, la descrizione dei personaggi... tutto sembra mostrare un miglioramento nella scrittura dell'autrice. 
Ho stranamente apprezzato in questo romanzo anche le storie d'amore, che nel primo romanzo mi avevano lasciato abbastanza indifferente. 

Il romanzo, in generale, è un ottimo libro e un ottimo seguito. Continua perfettamente la storia precedente e lascia, con un finale a sorpresa e un cliffhanger da paura, spazio per il prossimo libro, che non vedo l'ora di leggere e avere tra le mani. 

Spero che la mia recensione vi abbia incuriosito e spinti ad acquistare il libro se eravate indecisi. 
In tal caso, buona lettura!


venerdì 5 giugno 2020

Blog Tour: 5 motivi per leggere La città di Ottone


Buongiorno lettori!
Nel post di oggi voglio darvi cinque motivi per leggere un romanzo di prossima uscita Oscar Vault e ambientato in un meraviglioso mondo medio-orientale: La città di Ottone, scritto da S.A. Chakraborty. 





EGITTO, XVIII SECOLO. Nahri non ha mai creduto davvero nella magia, anche se millanta poteri straordinari, legge il destino scritto nelle mani, sostiene di essere un’abile guaritrice e di saper condurre l’antico rito della zar. Ma è solo una piccola truffatrice di talento: i suoi sono tutti giochetti per spillare soldi ai nobili ottomani, un modo come un altro per sbarcare il lunario in attesa di tempi migliori.
Quando però la sua strada si incrocia accidentalmente con quella di Dara, un misterioso jinn guerriero, la ragazza deve rivedere le sue convinzioni. Costretta a fuggire dal Cairo, insieme a Dara attraversa sabbie calde e spazzate dal vento che pullulano di creature di fuoco, fiumi in cui dormono i mitici marid, rovine di città un tempo maestose e montagne popolate di uccelli rapaci che non sono ciò che sembrano. Oltre tutto ciò si trova Daevabad, la leggendaria città di ottone. Nahri non lo sa ancora, ma il suo destino è indissolubilmente legato a quello di Daevabad, una città in cui, all’interno di mura metalliche intrise di incantesimi, il sangue può essere pericoloso come la più potente magia. Dietro le Porte delle sei tribù di jinn, vecchi risentimenti ribollono in profondità e attendono solo di poter emergere. L’arrivo di Nahri in questo mondo rischia di scatenare una guerra che era stata tenuta a freno per molti secoli.

Quali sono i motivi per leggere questo romanzo? Scopriamoli subito!

1) L'AMBIENTAZIONE 

Per caso fin da quando avete mosso i primi passi vi siete innamorati di quelle favole ambientate in oriente e popolate da geni nelle lampade o da tappeti volanti? Per caso sin da quando avete scoperto le videocassette avete visto così tante volte Aladdin da rovinare il nastro, mentre cantavate: "Le notti d'oriente..."? 
Se fin da piccoli siete stati appassionati di storie ambientate negli affascinanti paesi esotici e medio-orientali, beh, questo è il romanzo perfetto per voi. 
In questo libro, infatti, incontriamo tutti gli elementi che caratterizzano i fantastici racconti de Le Mille e una Notte come appunto i sultani, i tappeti volanti, i piccoli ladruncoli nei bazar, le oasi immerse nel deserto... ma soprattutto i potenti jinn, esseri magici creati dal fuoco, in grado con un solo schiocco di far sparire intere civiltà. Questo romanzo, in particolare, ha il grande pregio di non parlare dei jinn in modo superficiale, ma di raccontare in molto approfondito la loro creazione. Per sapere di più sui jinn, vi raccomando di leggere il prossimo approfondimento sul blog Cronache di lettrici accanite.

2) I PERSONAGGI

Il romanzo è narrato attraverso due punti di vista differenti: quello di Nahri, una giovane ragazza del Cairo che rubacchia per sopravvivere, ma che sotto sotto nasconde dei poteri fenomenali; e quello di Ali, il principe della città favolosa di Daevabad. Non potrebbero essere due personaggi più diversi, per il comportamento e intenzioni, ma entrambi sono ben caratterizzati e scritti talmente bene che, anche se sono così diversi, il lettore non può fare a meno di innamorarsi di entrambi. Anche gli altri personaggi, da quelli più importanti come Dara, il jinn che protegge Nahri, di cui vediamo due diverse personalità all'interno del libro e che nasconde un oscuro passato, a quelli meno importanti, beh, nessuno è un personaggio completamente buono o completamente cattivo, e penso che questa ricchezza di dettagli dei personaggi sia proprio ciò che fa de La città di Ottone un grande libro. 

3) LA MAGIA

La magia è parte integrante del libro: la protagonista già all'inizio della storia presenta strani poteri, è in grado di guarire e di percepire le malattie, ma più si va avanti nella storia e più la magia imperversa nella trama. A parte i jinn infatti incontriamo diverse creature magiche (di cui leggeremo di più nell'approfondimento di Sogno tra i libri) come i peri o i maridi, creature potentissime. 
La città di Daevabad è poi impregnata di magia, essa infatti è invisibile agli occhi umani con un velo che la protegge e all'interno della città la magia vive grazie agli abitanti jinn, portandoci in un mondo diverso dal nostro, ricco di incantesimi che non riusciremmo neanche ad immaginare. 

4) LE QUESTIONI SOCIALI

In questo periodo di rivolte sociali negli Stati Uniti, non posso non consigliarvi di leggere questo libro prima di tutto per scoprire la cultura e la mitologia del popolo arabo, per poter uscire, per una volta, dal mondo occidentale e europeo-centrico. Grazie a questo libro infatti entriamo in contatto con la religione musulmana e il mondo arabo, che molto spesso vengono viste con un occhio sbagliato. Questo libro ci mostra quanto ricca e affascinante può essere la loro cultura, assolutamente non inferiore alla nostra. 
La stessa storia, poi, ci porta ad osservare diverse questioni sociali, come quella che riguarda gli shafit, dei mezzosangue nati dall'unione di uomini e jinn, che nella città di Daevabad vengono considerati dei cittadini di seconda classe e per cui il principe Ali si batte affinché vengano migliorate le loro condizioni sociali. 

5) I MISTERI 

Questo libro è ricco di domande senza risposta, di misteri e di colpi di scena: un vero piacere per chi legge. Quando sembra che un mistero sia stato risolto, puff, ecco che ne compare un altro che ti lascia senza fiato.
Per non parlare poi del finale, che si conclude con un colpo di scena che ti lascia interdetto e eccitato di avere tra le mani il secondo libro. 


Ecco qui, questi sono i motivi per cui, secondo me, dovreste leggere questo meraviglioso romanzo, che vi appassionerà e che non riuscirete a posare sul comodino senza averlo finito. 
Buona lettura!



martedì 26 maggio 2020

REVIEW PARTY: Ballata dell'usignolo e del serpente


Titolo: Hunger Games. Ballata dell'usignolo e del serpente 
Autore: Suzanne Collins
Casa editrice: Mondadori
Anno edizione: 2020
Pagine: 480
Prezzo di copertina: 22,00 euro

[Ringrazio la Mondadori per la copia omaggio del libro per una mia recensione onesta e sincera]

Voto: 3/5


Il mondo di Panem sessantaquattro anni prima degli eventi che hanno visto protagonista Katniss Everdeen. Tutto ha inizio la mattina della mietitura dei Decimi Hunger Games...
L'ambizione lo nutre. La competizione lo guida. Ma il potere ha un prezzo.
È la mattina della mietitura che inaugura la decima edizione degli Hunger Games. A Capitol City, il diciottenne Coriolanus Snow si sta preparando con cura: è stato chiamato a partecipare ai Giochi in qualità di mentore e sa bene che questa potrebbe essere la sua unica possibilità di accedere alla gloria. La casata degli Snow, un tempo potente, sta attraversando la sua ora più buia. Il destino del buon nome degli Snow è nelle mani di Coriolanus: l'unica, esile, possibilità di riportarlo all'antico splendore risiede nella capacità del ragazzo di essere più affascinante, più persuasivo e più astuto dei suoi avversari e di condurre così il suo tributo alla vittoria. Sulla carta, però, tutto è contro di lui: non solo gli è stato assegnato il distretto più debole, il 12, ma in sorte gli è toccata la femmina della coppia di tributi. I destini dei due giovani, a questo punto, sono intrecciati in modo indissolubile. D'ora in avanti, ogni scelta di Coriolanus influenzerà inevitabilmente i possibili successi o insuccessi della ragazza. Dentro l'arena avrà luogo un duello all'ultimo sangue, ma fuori dall'arena Coriolanus inizierà a provare qualcosa per il suo tributo e sarà costretto a scegliere tra la necessità di seguire le regole e il desiderio di sopravvivere, costi quel che costi.

Questo libro per me rimane un mistero. Non avevo grandi aspettative quando l'autrice lo aveva annunciato, nonostante il mio interesse si fosse notevolmente alzato quando ho saputo che avremmo visto un lato diverso del presidente Snow, addirittura innamorato del proprio tributo agli Hunger Games... In generale, forse continuo a pensare che avrei preferito altre storie, che il presidente Snow non sarebbe stata la scelta a cui avrei puntato io, ma sono contenta di essere tornata in questo mondo, che amo particolarmente. 
Questo libro per me rimane un mistero perché non ho assolutamente idea di come giudicarlo, visto che non riesco nemmeno a decidere se mi sia piaciuto o no. 
La storia è davvero molto interessante, osserviamo infatti il giovane Coriolanus come mentore nell'arena, che cerca di tenere alto il nome degli Snow, di tenere in alto il suo onore, mentre però dall'altra parte cerca anche di tenere vivo il proprio tributo con ogni mezzo possibile. 
Il personaggio di Coriolanus Snow è un altro mistero che il libro ci presenta: per chi ha letto la prima trilogia, infatti, il presidente Snow è un uomo senza cuore, l'uomo che uccide e tortura, ed è così difficile all'inizio collegarlo con il povero ragazzo che ci troviamo di fronte, che crede forse ancora ingenuamente nella bontà dell'essere umano e che nelle sue azioni cerca ancora di essere onorevole. 
Il suo è un viaggio, un viaggio che lo trasformerà e lo porterà sempre più vicino a comprendere la natura degli esseri umani e lo scopo degli Hunger Games, che lo porterà ad essere quell'individuo che noi conosciamo. 
All'inizio, infatti, il libro ci presenta uno scenario molto diverso rispetto a quello cui siamo abituati: Capitol City non è ancora quella grande città, ricca e prosperosa, che siamo abituati a vedere con gli occhi di Katniss. La guerra è finita solo pochi anni prima e gli abitanti soffrono ancora la povertà e la fame. Così la famiglia Snow, che ha perso tutto in guerra. 
Coriolanus quindi all'inizio del libro è un ragazzo povero, orfano, che vive con la nonna e la cugina nella vecchia casa di famiglia, ormai spoglia di tutte le ricchezze. 
Gli Hunger Games sono stati istituiti solo da 10 anni e scordatevi tutta la tecnologia degli strateghi e un'arena super organizzata: i ragazzini vengono affamati, rinchiusi nelle gabbie degli zoo e poi buttati in un'arena dove possono uccidersi con delle armi. Fine. Gli Hunger Games non sono ancora quello spettacolo che gli abitanti della città aspettano con trepidante attesa, anzi, molti non ne comprendono lo scopo e pure tra gli stessi mentori ci sono persone che trovano questa punizione brutale. 
Il libro infatti ci permette di vedere la nascita degli Hunger Games come li conosciamo e a comprendere il loro scopo. 
All'inizio del libro infatti troviamo diverse citazioni di filosofi e grandi scrittori sullo stato di natura, su come gli uomini devono vivere, se l'umanità può vivere senza leggi o meno. 
Il libro infatti è permeato da questo pensiero filosofico: l'umanità può vivere senza leggi, senza un controllo forte centralizzato che lo controlla, o senza di esso le persone vivrebbero senza morale come dei barbari?
Coriolanus riflette proprio su questi temi durante tutto il libro e alla fine arriva alla conclusione che gli Hunger Games, di cui prima non capiva l'utilità, sono necessari e che il mondo ha bisogno del controllo di Capitol City o finirebbe nel caos. 

In generale quindi il libro è molto interessante, perché riflette su chi è davvero l'uomo e su cosa può fare nel momento della disperazione, ma non mi ha propriamente convinto, dal momento che ci sono stati parti che ho ritenuto poco interessanti. In generale ho trovato il libro troppo lungo, forse eccessivo in diverse parti che potevano essere espresse in meno pagine. 
Il finale però mi ha colpito moltissimo, perché proprio non me l'aspettavo, ma è stata la parte che ho preferito dell'intero libro. 
I personaggi, però, onestamente non mi hanno convinto: Coriolanus è forse quello scritto meglio, ma inizialmente ero molto scettica perché troppo eccessivamente diverso dallo Snow a cui siamo abituati a pensare, Seianus Plinth, amico di Coriolanus e anche lui mentore, è un personaggio molto interessante perchè, nato e cresciuto nel ditretto 2 e poi trasferitosi a Capitol City, si sente ancora un abitante dei distretti ed è sicuramente il personaggio che presenta maggiori dilemmi morali all'interno del libro. 
Il personaggio più strano però è stato sicuramente il tributo del distretto 12, Lucy Gray Bird, di cui Coriolanus si innamora. Lucy Gray è un personaggio ambiguo, che non ho capito fino in fondo. Lei fa parte di una famiglia allargata chiamata Covey, di musicisti erranti, e impressiona le persone alla mietitura cantando una canzone. L'eccessivo uso di musica e canzoni all'interno del libro e questo personaggio così particolare sono forse le cose che ho apprezzato meno. 
Ho apprezzato però i diversi legami che la Collins ha tentato di creare tra la trilogia di Hunger Games e questo libro, per esempio con la ripresa della canzone "L'albero degli impiccati" e altre piccole cose che se si ha letto i libri si possono apprezzare. 

In generale, il mio consiglio non può che essere, se siete fan di questa saga, di prendere in mano il libro e decidere da soli se vi piace o meno, perché credo sia uno di quei libri che puoi o amare o odiare terribilmente.
Io continuo a ritenerlo un libro nè bello nè brutto, con delle parti molto interessanti e altre molto noiose, ma il messaggio che vuole mandare mi ha molto colpito ed è per questo che, alla fine, ritengo possa essere considerato un buon libro.